I PROTAGONISTI REGIONALI DELLA CRISI SIRIANA

 ANALIZZIAMO I RAPPORTI CHE LEGANO LA SIRIA AI PRINCIPALI ATTORI MEDIORIENTALI 

Dopo aver analizzato i 4 articoli  di analisi sul back-ground storico-politico della Siria ( Siria 1Siria 2 Siria 3; Siria 4 ), ed aver illustrato le premesse e gli sviluppi della rivoluzione siriana, considerandone nello specifico i maggiori gruppi di opposizione, proviamo a conoscere gli interessi dei paesi stranieri coinvolti nella crisi siriana.

L’odierna crisi siriana per quanto interessi essenzialmente il popolo siriano, è stata in qualche modo sfruttata da alcuni paesi stranieri. Alcuni di questi paesi vantano decennali e proficui rapporti di amicizia con il governo siriano, mentre altri intrattengono con esso relazioni a dir poco controverse, spesso all’insegna dell’ostilità. Ebbene in questo nostro nuovo articolo proveremo ad illustrare il coinvolgimento straniero all’interno della guerra civile siriana, approfondendo innanzitutto gli interessi condivisi o contesi tra il governo baathista siriano e i gli attori regionali coinvolti, cercando di affrancarci della retorica del politicamente corretto, giacché come sosteneva Henry Kissinger: “non si fanno guerre per il beneficio dell’umanità, ma per interessi nazionali”.

I RAPPORTI TRA SIRIA E ARABIA SAUDITA 

Storicamente la monarchia saudita ha sostenuto l’indipendenza siriana, allontanandola dalle influenze della dinastia hashemita, cooptando l’allora presidente al-Quwwatli e patrocinando il golpe del generale al-Shishakli, senza contare i cospicui finanziamenti inoltrati a sostegno della debole economia siriana. Tuttavia solo qualche anno dopo, nel 1958, le relazioni bilaterali tra questi due paesi furono compromesse dall’adesione siriana alla Repubblica Araba Unita (RAU), promossa dal leader egiziano Nasser, nemico giurato della dinastia saudita filo-americana.

Tre anni più tardi, l’ascesa del Partito Baath porrà fine all’esperienza panaraba della RAU, tuttavia questa svolta politica non ricompose affatto le relazioni bilaterali tra Damasco e Riyadh a causa del corso socialista radicale avviato da Jadid, infatti solo con l’ascesa di Hafiz al-Assad si giunse ad una progressiva normalizzazione dei rapporti diplomatici. Il pragmatismo di Assad agevolò l’instaurazione di un proficuo rapporto strategico con la monarchia saudita, sugellato nel 1975 con l’autorizzazione della Forza di Dissuasione Araba in Libano, guidata proprio dall’esercito siriano. La fragile intesa raggiunta con i sauditi ebbe tuttavia vita breve, a causa dell’alleanza che il governo di Damasco strinse con l’odiata Repubblica Islamica iraniana, ad ogni modo questa scelta pur deteriorando le relazioni bilaterali, non le azzerò del tutto, infatti in occasione dell’invasione irakena del Kuwait, la Siria contribuì a difendere i confini sauditi, dislocando un sostanzioso contingente militare.

Con l’ascesa del nuovo presidente Bashar al-Assad, i sauditi ripresero a contestare il supporto fornito al movimento sciita Hezbollah, denunciandone le responsabilità nel controverso assassinio dell’ex-premier libanese Hariri, episodio che spinse Riyadh a rompere le relazioni diplomatiche con Damasco, salvo poi ristabilirle nel 2009, in occasione dell’incontro tra il leader siriano ed il nuovo sovrano saudita, Abdallah al-Saud. Il ripristino delle relazioni bilaterali, venne suggellata da un accordo di libero scambio, inoltre i due paesi cominciarono a discutere anche la possibilità di costruire una rete ferroviaria araba, in collaborazione con la Giordania.

Ad ogni modo, nonostante questa superficiale riappacificazione, i rapporti tra Siria ed Arabia Saudita continuavano a soffrire la contiguità del governo baathista con l’Iran, considerato dai sauditi come la principale minaccia alla loro egemonia regionale. Sicché l’esplosione della crisi siriana venne provvidenzialmente sfruttata dalla monarchia saudita per vanificare il progetto della “mezza luna sciita”, con cui l’Iran contava di proiettare la propria influenza regionale dall’Iraq al Libano, fino a giungere in Palestina, passando proprio per la strategica Siria.

Man mano che la crisi siriana assumeva la forma di una vera e propria guerra civile, i sauditi contribuivano all’ascesa delle formazioni islamiste ribelli, soprattutto quelle fedeli all’ideologia wahhabita, fornendo finanziamenti ed importanti forniture militari, da quelle più moderne di fabbricazione americana a quelle più antiquate triangolate dalla Croazia. La monarchia saudita ha pertanto contribuito a trasformare la guerra civile siriana in una guerra per procura con cui contrastare la prepotente ascesa geopolitica iraniana.

L’interesse saudita in Siria è, e resta dunque il respingimento dell’influenza iraniana, favorita dallo sfaldamento del regime baathista di Saddam Hussein, a cui ha tentato di porre rimedio favorendo la mobilitazione della comunità sunnita, affinché strutturasse un entità statale cuscinetto che si frapponesse fra l’Iraq a maggioranza sciita e la Siria Baathista. Questo intento geopolitico è stato in qualche modo realizzato dall’Isis, su cui si è a lungo speculato circa la sua oggettiva contiguità agli interessi strategici sauditi, ad ogni modo il progetto di un “Sunnistan” a cavallo tra Siria ed Iraq sembra essere tramontato, salvo ribaltamenti sul fronte orientale di Deir ez-Zor.

Egitto, Arabia Saudita e Siria
( Mubarak, Re Abdallah al-Saud e Bashar al-Assad )

I RAPPORTI TRA SIRIA ED EGITTO 

Sin dall’indipendenza dall’Impero Ottomano i rapporti tra Siria ed Egitto sono stati ottimi, addirittura durante la leadership di Nasser, si giunse ad una vera e propria integrazione politica, concretizzatesi sotto l’insegna della Repubblica Araba Unita (RAU). Tuttavia l’insofferenza siriana all’egemonia politica egiziana, determinò la repentina conclusione dell’esperienza panaraba tra i due paesi arabi. Successivamente alla Guerra del Kippur i due paesi divisero definitivamente le proprie strade, a causa dell’accordo di pace che il presidente egiziano Sadat firmò con gli Israeliani a Camp David, tradendo gli storici alleati siriani, risolutamente contrari a legittimare quella che definiscono tutt’oggi, entità sionista.

Ad ogni modo le relazioni siro-egiziane saranno ripristinate, solo nel 2005 con l’avvento di Bashar al-Assad, riaprendo il dialogo con l’allora presidente egiziano Mubarak. Tuttavia questa nuova stagione, risultò compromessa dalla rivoluzione islamista che nel 2011 portò al potere i Fratelli Musulmani, i quali solidarizzarono con il fronte ribelle, disponendo nuovamente il blocco delle relazioni diplomatiche con il governo baathista di Damasco, successivamente revocato in conseguenza al colpo di stato operato dal neo-presidente al-Sisi, senz’altro disponibile a cooperare con il governo siriano, in funzione anti-islamista.

I RAPPORTI TRA SIRIA E GIORDANIA 

Successivamente alla dissoluzione dell’Impero Ottomano, la dinastia Hashemita tentò di imporre il proprio dominio sui territori arabi, riuscendo ad insediarsi con successo in Giordania e Iraq, mentre la Siria riuscì a mantenersi indipendente. Malgrado ciò, gli Hashemiti continuarono a coltivare l’ambizione di guidare una grande stato arabo, rispolverando il mito della “Grande Siria”. I giordani durante gli anni 50 e 60 continuarono a pressare l’establishment sunnita siriano, affinché predisponesse un iter federativo panarabo, patrocinato dalla dinastia Hashemita, con il bene placito di Gran Bretagna e Stati Uniti. Questi intenti vennero comunque costantemente sabotati dall’establishment militare siriano, contiguo agli ideali socialisti panarabi e refrattario alle influenze straniere, soprattutto quelle occidentali, memori del periodo coloniale francese.

In particolar modo, durante il dominio del generale Jadid le ralazioni tra Siria e Giordania toccarono il fondo, a causa del sostegno siriano fornito alle milizie palestinesi protagoniste della crisi del “Settembre Nero”, finalizzata alla deposizione dell’infida dinastia hascemita, considerata compromessa con i nemici israeliani e fin troppo prona agli interessi occidentali. L’ingerenza militare siriana in Giordania venne provvidenzialmente bloccata dall’allora ministro della difesa Hafiz al-Assad, che ne approfittò per prendere il potere. Successivamente alla deposizione del regime di Jadid, il neo-presidente Assad riuscì a normalizzare i rapporti con i vicini giordani, tentando di convincerli a prendere parte alla Guerra del Kippur, in collaborazione con l’Egitto. La Giordania tuttavia, seppur formalmente allineata col fronte arabo, mantenne il piede in due staffe, informando il governo israeliano delle intenzioni offensive della coalizione araba.

Nel 1973, in occasione della crisi in Libano, i giordani avallarono la scelta dei sauditi, di conferire il comando della Forza Araba di Dissuasione con cui risolvere la guerra civile libanese, su mandato della Lega Araba. Nel 1976 i rapporti tra Damasco ed Amman si complicarono repentinamente, in occasione della rivolta islamista di Hama, quando i giordani assicurarono il proprio supporto alle iniziative dei Fratelli Musulmani, favorendone l’addestramento a ridosso dei confini. Le relazioni bilaterali tra i due paesi migliorarono solo successivamente al loro comune coinvolgimento nella prima guerra del golfo, contrastando l’offensiva dell’Iraq di Saddam Hussein in Kuwait.

Con lo scoppio della crisi siriana, i confini a cavallo con la Siria divennero particolarmente instabili, diventando teatro di sporadici incidenti di frontiera, provocati dai frequenti scontri tra le milizie ribelli e le forze di sicurezza siriane. I confini giordani permettono tutt’oggi l’approvvigionamento del fronte ribelle, coordinato dalle forze speciali americane, sotto la scusa del contrasto all’Isis. Recentemente le milizie ribelli siriane addestrate dagli USA hanno occupato lo strategico valico di al-Tanf, nel tentativo di impedire all’esercito siriano il ripristino del controllo sui confini orientali con il vicino Iraq, essenziali per la proiezione strategica delle asse sciita filo-iraniano. La monarchia hashemita giordana sembra dunque replicare il copione degli anni 80, quando sostenendo la rivolta islamista, contava di assumere il controllo della Siria, facendo leva sulla preponderante comunità sunnita.

IL RAPPORTO TRA SIRIA E IRAN 

L’Iran è legato alla Siria da una solida alleanza, stretta quasi all’indomani della rivoluzione islamica guidata dall’Ayatollah Khomeini, nonostante la divergenza ideologica che caratterizzava le élite di questi due paesi relativamente distanti tra loro. Ad ogni modo, come spesso accade in politica estera, sono i nemici comuni a plasmare le alleanze strategiche più solide, infatti Siria e Iran, al netto delle differenze ideologiche, condividevano nemici come l’Iraq, l’Arabia Saudita, gli USA e soprattutto Israele.

Siria e Iran
( Assad e Khamenei )

Gli Ayatollah iraniani, grazie all’alleato siriano sono riusciti a patrocinare lo sviluppo del movimento sciita libanese Hezbollah, ponendolo come un baluardo fondamentale della resistenza a quello che ancora oggi viene definito entità sionista occupante. L’Iran dopo la deposizione del regime di Saddam Hussein, riuscì ad imporre la propria influenza in Iraq, catalizzando il consenso della maggioranza del paese, vanificando il controllo statunitense. In particolar modo la contiguità politica con il nuovo governo irakeno, sommata alla tradizionale alleanza con la Siria, spianò la strada al progetto iraniano di una “mezzaluna sciita”, con cui l’Iran contava di proiettare la propria influenza dalla Persia fino al Libano, passando proprio per l’Iraq e la Siria, turbando gli equilibri di forza consolidati da Israele in Palestina.

L’alleanza siro-iraniana oltre la sfera militare strategica, ha interessato anche la sfera economica, permettendo l’afflusso di cospicui investimenti, soprattutto in campo energetico, in particolar successivamente alla scoperta dell’imponente giacimento metanifero South-Pars nel Golfo Persico (condiviso con il Qatar), il governo di Teheran ha convinto il governo siriano e quello irakeno, ad aderire alla progettazione di un gasdotto (Islamic Pipeline), indirizzato allo strategico mercato energetico europeo. Questo gasdotto se implementato avvantaggerebbe la quota iraniana del giacimento South-Pars, rispetto a quella di pertinenza del Qatar; a quanto pare il gasdotto promosso dal Qatar e dall’Arabia Saudita è stato rigettato dal governo del presidente Assad, scatenando la reazione asimmetrica delle petro-monarchie del golfo, verosimilmente concretizzatesi nel 2011, sotto forma di sostegno aperto all’insurrezione siriana anti-baathista.

All’indomani della crisi siriana il governo di Teheran mantenne inizialmente un approccio titubante, infatti potendo scegliere il governo iraniano avrebbe senza dubbio alcuno, avallato la sostituzione del regime baathista con uno prettamente sciita, magari emanazione di Hezbollah. Tuttavia i presupposti per l’ascesa politica di una forza politica sciita vennero ben presto sconfessati dall’egemonia sunnita sul fronte ribelle, rivelatosi pesantemente compromesso con le odiate petro-monarchie del Golfo Persico. Sicché dinnanzi alla prospettiva di perdere un alleato strategico come la Siria, la Repubblica Islamica iraniana prese una posizione più netta e solidale al governo baathista guidato da Bashar al-Assad. Il sostegno iraniano al governo di Damasco si concretizzò con l’invio delle Forze Quds, un reparto speciale dei Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione), deputato alle operazioni militari extraterritoriali, guidato dal generale Soleimani.

Il governo iraniano, inoltre dinnanzi alla prospettiva di perdere la propria strategica influenza in Siria, ha persino coordinato il proprio impegno militare sul con il governo russo, consentendo alla sua aviazione di sorvolare il proprio spazio aereo, favorendo la neutralizzazione dei principali obiettivi ribelli. Ad ogni modo l’impegno delle forze iraniane si concentra soprattutto nelle zone costiere e meridionali a ridosso dei confini libanesi, abitati prevalentemente da Alawiti. Recentemente Teheran sta anche supportando le iniziative diplomatiche promosse dalla Russia, in partnership con la Turchia, conseguendo modesti progressi, limitati solo dalla ritrosia della coalizione araba a trazione occidentale a trattare con quello che considerato uno stato potenzialmente lesivo della stabilità mediorientale.

I RAPPORTI TRA SIRIA E IRAQ 

L’Iraq all’indomani degli Accordi Sykes-Picot finì sotto il controllo della dinastia Hashemita filo-britannica, al contrario della Siria che invece riuscì a svincolarsi dal dominio coloniale francese, raggiungendo la piena indipendenza. La famiglia reale al-Hashimi tentò a più riprese di federare la Siria con i propri domini di Giordania e di Iraq, al fine di realizzare l’antico progetto della “Grande Siria”, facendo leva sulla comune ascendenza islamica, a cui era particolarmente sensibile l’élite commerciale sunnita siriana. Le ambizioni federali tuttavia vennero sempre rigettate dai militari nazionalisti, risolutamente contrari a sottomettersi al dominio di una monarchia collusa con gli occidentali. Ad nel ogni modo, nel 1958 dopo la deposizione di Re Faysal II, l’Iraq cambiò registro politico, allontanandosi dall’influenza occidentale e finendo nel giro di qualche anno sotto il dominio del Partito Baath, già attivo in Siria.

All’indomani della Guerra del Kippur, l’establishment baathista irakeno sotto la Presidenza di al-Bakr consolidò i propri rapporti con il Presidente Siriano Hafiz al-Assad, discutendo persino la possibilità di federare i due paesi gemelli, facendo leva sulla comune appartenenza baathista. Tuttavia nel 1979 l’ascesa di Saddam Hussein mutò i pregressi equilibri politici, imponendo ai siriani un inter integrativo definitivo ed immediato che insospettì Assad, contrario ad un unione dove la Siria sarebbe stata inevitabilmente subordinata al preponderante peso demografico, economico e militare dei vicini irakeni. Il leader siriano infatti temeva di essere eclissato dall’establishment baathista irakeno, replicando la fallimentare esperienza della Repubblica Araba Unita (RAU), egemonizzata sostanzialmente dall’Egitto di Sadat.

I rapporti tra Saddam Hussein e Hafiz al-Assad pur essendo buoni, restavano viziati da una reciproca diffidenza, infatti Saddam Hussein temeva le spiccate capacità politiche del leader siriano, percependole come una minaccia alla sua precaria posizione di potere all’interno del Partito Baath, appena conquistata dopo l’estromissione del proprio mentore al-Bakr. Questa diffidenza reciproca, compromise il processo di integrazione siro-irakeno, aprendo una frattura interna al Partito Baath, a cui seguì a stretto giro anche la rottura delle relazioni diplomatiche, dopo che Saddam Hussein denunciò l’esistenza di un complotto siriano finalizzato a rovesciarne la leadership.

Nel giro di pochi mesi la contrapposizione tra le due fazioni del Baath, degenerò in una vera e propria “guerra fredda”, dai risvolti confessionali, con gli irakeni che denunciavano la contiguità siriana agli interessi del nemico iraniano sciita. La componente confessionale, giocò un ruolo determinate nei rapporti tra i due paesi, che sebbene riconducibili ad un architettura istituzionale laica, rappresentavano l’uno l’antitesi dell’altro, infatti l’Iraq pur essendo un paese a maggioranza sciita, risultava governato da un élite sunnita, mentre la Siria nonostante fosse un paese prevalentemente sunnita, era governato dalla setta sciita degli Alawiti.

Negli anni 80 la discrepanza confessionale, ispirò l’aggressione irakena ai danni del vicino Iran, retto da una teocrazia sciita, alleata dei siriani. Hafiz al-Assad durante il corso del conflitto, sostenne strategicamente la causa di Teheran, sperando inutilmente di rovesciare Saddam Hussein dalla presidenza, nel tentativo di proiettare la propria influenza politica all’interno dell’establishment baathista irakeno. Lo stesso obiettivo indusse i siriani a sostenere militarmente l’intervento internazionale, contro l’invasione irakena del Kuwait nel 1991. I rapporti tra i due paesi baathisti si ristabilirono progressivamente fino al 2003, portando il neo presidente Bashar al-Assad a condannare l’invasione americana dell’Iraq, temendo la destabilizzazione di un paese chiave della regione, le cui conseguenze negative avrebbero inevitabilmente coinvolto anche la Siria, dove infatti più tardi si riversò un enorme flusso di rifugiati, che si sommarono all’ingente presenza di profughi palestinesi.

La rimozione del regime baathista irakeno agevolò l’ascesa della maggioranza sciita del paese, politicamente contigua all’Iran, permettendo la progressiva normalizzazione dei rapporti con la Siria. All’indomani della crisi siriana, il governo di Baghdad manterrà un approccio neutro, ben  diverso da quello prevalente all’interno del fronte arabo, criticando l’espulsione della Siria dalla Lega Araba, senza tuttavia sostenere direttamente il presidente Assad. Ad ogni modo quando la guerriglia jihadista dell’Isis cominciò a minacciare l’ordine interno, il governo irakeno mutò linea politica, adeguandosi alla pozione iraniana e concedendo il proprio spazio aereo alle incursioni aeree predisposte dall’aeronautica militare russa, in favore delle forze governative siriane.

I RAPPORTI TRA SIRIA E ISRAELE  

Come è noto la Siria è stato uno dei paesi della coalizione araba filo-palestinese che si oppose alla costituzione di un entità statale sionista, combattendola a più riprese, senza tuttavia riuscire ad avere la meglio, anzi addirittura in seguito alla “Guerra dei Sei Giorni” del 1967 perderà il controllo delle strategiche alture del Golan. Proprio l’occupazione del Golan rimane uno degli elementi di ostilità tra i due paesi, la Siria infatti contesta l’occupazione militare di questo suo territorio, presentandola come una spudorata e reiterata violazione del diritto internazionale. Successivamente alla Guerra del Kippur del 1973, i due paesi si vincolarono al rispetto di una tregua vigilata da un’apposita missione di interposizione ONU (UNDOF), dislocata sul versante orientale del Golan.

Negli anni 80 Israele invadendo il Libano, entrò nuovamente in contrasto con le forze siriane, senza tuttavia compromettere la tregua sul Golan. Durante la guerra del Libano del 2006, i siriani contrastarono nuovamente gli israeliani, supportando le manovre di Hezbollah, permettendo inoltre all’Iran di rifornire pesantemente il fronte sciita. L’anno dopo gli Israeliani effettuarono un raid mirato alla distruzione di un sospetto sito di sviluppo nucleare, situato nella provincia di Deir ez-Zor, irritando considerevolmente Damasco, che reagì ritirandosi dall’iniziativa negoziale di pace mediata dalla Turchia di Erdogan. Ad ogni modo la questione relativa alla pace, ruota tutt’oggi attorno alla disputa relativa alla sovranità sul Golan, considerato un territorio militarmente strategico che permetterebbe all’artiglieria siriana di dominare il nord di Israele, senza contare la presenza di ingenti risorse idriche, essenziali per il sostentamento di entrambi i paesi.

Successivamente all’esplosione della crisi siriana Israele, i confini sul Golan sono divenuti teatro di sporadici scontri tra i due eserciti, spesso dovuti a provocazioni predisposte dalle forze ribelli attive in loco, alcune delle quali riconducibili all’Isis. L’infuocato clima interno non ha diminuito le sporadiche incursioni aeree israeliane, finalizzate alla distruzione di convogli militari destinati agli Hezbollah libanesi, a cui seguono le proteste del governo di Damasco, regolarmente ignorate dalla comunità internazionale, totalmente insensibile alle violazioni della sovranità di uno stato sovrano, salvo poi sanzionare le eventuali rappresaglie. Ad ogni modo, Israele pur mantenendosi estraneo alla crisi siriana, ha comunque mantenuto una linea politica di dialogo con le formazioni ribelli, fornendo assistenza sanitaria ai feriti nei dintorni del Golan.

I RAPPORTI TRA SIRIA E QATAR  

A dispetto delle sue limitate dimensioni geografiche, questo piccolo emirato arabo storicamente irrilevante, negli ultimi anni ha sfruttato le sue immense risorse energetiche, investendone i sostanziosi proventi finanziari sulla scacchiera politica mediorientale, sostenendo le attività dei Fratelli Musulmani nella regione. L’emirato di Doha si è imposto prepotentemente sulla scena internazionale, finanziando il network panarabo al-Jazeera, divenuto estremamente popolare all’interno del mondo arabo, condizionandone pesantemente l’opinione pubblica.

Al-Jaazera ha conquistato l’attenzione dei media occidentali divulgando i messaggi confezionati da al-Qaida, inoltre ha sfruttato la propria influenza popolare, fornendo una narrativa al dir poco distorta della Primavera Araba, divulgando in molti casi notizie false mirate a delegittimare le leadership dei paesi coinvolti, esasperando il clima interno, come nel caso della Libia e dell’Egitto. Al-Jazera, infatti si è imposta a livello internazionale come il portavoce delle rivendicazioni democratiche del mondo arabo, tuttavia queste nobili intenzioni sembrano non valere per i suoi proprietari, ovvero la famiglia reale al-Thani, una dinastia probabilmente più dispotica e retrograda di quella in auge nella Francia del Re Sole, intorno al XVI secolo.

Il coinvolgimento del Qatar nella guerra civile siriana, sembra essere dettato dal veto posto da Assad al gasdotto alternativo a quello promosso dall’Iran, d’altro canto sembra che l’intervento russo sia tra l’altro finalizzato a bloccare l’accesso in Europa della pipeline promossa dall’emirato filo-occidentale di Doha, la cui concorrenza limiterebbe inevitabilmente la posizione dominante che la Russia mantiene sul mercato energetico europeo, vanificando di conseguenza l’influenza di Mosca sul vecchio continente.

mappa gasdotti siria iran qatar
( Le pipeline energetiche concorrenti in Siria )

L’ingerenza del Qatar in Siria, va tuttavia letta considerando la stretta cooperazione tra l’emirato di Doha ed il governo islamista turco di Erdogan, finalizzata alla diffusione dell’islam politico in tutto il Medioriente, avvalendosi del supporto dei Fratelli Musulmani, particolarmente attivi in Siria nella lotta al governo laico baathista guidato dal presidente Assad. L’emirato ha inoltre favorito la deriva militare della rivolta siriana, erogando sostanziosi finanziamenti a tutte le formazioni ribelli attive in Siria, privilegiando in particolar modo quelle jihadiste come Ahrar al-Sham, al-Nusra ed addirittura l’Isis, sorvolando sui loro controversi rapporti con al-Qaida.

I RAPPORTI TRA SIRIA E TURCHIA 

Come è noto lo stato siriano, nasce dalle ceneri dell’Impero ottomano, di cui è diretta erede l’odierna Repubblica Turca. Alla vigilia dell’indipendenza siriana, l’amministrazione mandataria francese ratificò la cessione della provincia di Alessandretta al governo di Ankara, successivamente ribattezzata Hatay, nonostante le feroci proteste siriane. I siriani infatti hanno sempre contestato l’illegittimità della decisione francese, richiedendo a più riprese la reintegrazione di questo territorio, prevalentemente abitato da siriani, molti dei quali arabi di estrazione Alawita. Nello specifico l’integrazione alla Repubblica Turca avvenne tramite referendum, viziato dall’espulsione della preponderante comunità arabo-siriana dalla provincia, prontamente sostituita da ingenti flussi di cittadini turchi invitati a colonizzare questo territorio.

I rapporti tra questi due paesi sono stati anche condizionati dalla disputa relativa allo sfruttamento turco del corso dell’Eufrate, limitato dalle dighe costruite dai turchi a ridosso dei confini siriani, provocando endemiche carenze idriche e ricorrenti crisi agricole. Il governo turco inoltre ha a lungo condannato il supporto fornito dal governo siriano all’organizzazione marxista kurda del PKK, e alla guerriglia irredentista armena. I tradizionali rapporti di reciproca diffidenza si sono progressivamente ricomposti a partire dal 1998, quando la Siria espulse il leader del PKK, Ocalan, inoltre qualche anno dopo l’ascesa del leader islamista Erdogan, contribuì a rilanciare le difficili relazioni bilaterali, instaurando un proficuo rapporto con il neo-presidente Bashar al-Assad. La nuova stagione politica inaugurata dai due nuovi leader, fu agevolata dalla comune opposizione all’invasione americana dell’Iraq. Il nuovo clima favorì persino la stipula di un accordo di libero scambio, a cui seguì l’offerta turca di mediare un accordo di pace definitivo tra Siria ed Israele, successivamente saltato.

Turchia e Siria
( Erdogan e Assad )

Allo scoppio della crisi siriana la Turchia prese nettamente le distanze dal governo siriano, condannandone la gestione militare della crisi, da cui scaturì un imponente flusso di profughi che si riversò all’interno dei confini turchi, destabilizzando l’ordine interno. Man mano che la crisi assumeva i toni di una vera e propria guerra civile, i confini tra i due paesi cominciarono ad essere teatro di frequenti incidenti di frontiera , a cui seguivano regolarmente episodici scambi di artiglieria. Ad ogni modo l’instabilità dei confini turchi, risultò una conseguenza naturale e ben ponderata da Ankara, dato il sostegno fornito alle formazioni ribelli siriane, da quelle pseudo-moderate del FSA a quelle islamiste più radicali come Ahrar al-Sham e al-Nusra, senza contare la connivenza con i trafficanti di petrolio dell’Isis.

La Turchia garantì supporto militare indiretto al fronte ribelle siriano almeno fino al 2016, quando decise di intervenire direttamente nel Nord della Siria, ripulendo il confine dalla presenza dell’Isis, anche se in realtà l’operazione (Scudo sull’Eufrate) era finalizzata ad impedire la formazione di un entità autonoma kurda, propedeutica alla futura costituzione di uno stato kurdo, che inevitabilmente priverebbe la Turchia di una consistente porzione di territori orientali. L’ostilità turca nei confronti dei kurdi è frenata a stento dalle pressioni USA, divenuti gli sponsor delle rivendicazioni irredentiste kurde in Iraq e Siria, sorvolando sulla contiguità delle milizie kurde YPG con il PKK, un organizzazione terroristica marxista.

Ad ogni modo l’intervento della Turchi, va letta considerando le ambizioni neo-ottomane del presidente Erdogan, finalizzate a ripristinare l’antica influenza turca sul Medioriente, approfittando del caotico effetto domino innescato dal rovesciamento del regime irakeno di Saddam Hussein. Erdogan infatti mira ad impossessarsi delle regioni kurde siriane ed irakene, sperando di disinnescare il loro irredentismo, incamerando territori strategici, ricchi di risorse energetiche. L’intraprendente politica regionale turca sta mettendo a dura prova gli equilibri internazionali, sviluppandosi su percorsi alquanto rischiosi che potrebbero persino mettere in discussione la permanenza della Turchia all’interno della NATO, accompagnato da un ancor più sconvolgente partnership strategica con Russia e Iran che a differenza di Washington non nutrono particolari interessi nel sostenere la causa kurda, perorata spudoratamente dall’amministrazione americana, incurante della concreta possibilità di allontanare uno storico e strategico alleato come Ankara.

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  • NON HO PAURA DELLA CATTIVERIA DEI MALVAGI, MA DEL SILENZIO DEGLI ONESTI ----- ( MARTIN LUTHER KING )
  • I POPOLI IMPARANO PIU' DA UNA SCONFITTA CHE NON I RE DAL TRIONFO ---- ( GIUSEPPE MAZZINI )
  • IL SUFFRAGIO A SORTE E' PROPRIO DELLA DEMOCRAZIA; IL SUFFRAGIO A SCELTA LO E' DI QUELLA DELL'ARISTOCRAZIA ----- ( MONTESQUIEU )
  • L'INAZIONE E' UNO DEI METODI D'AZIONE PIU' PERICOLOSI ---- ( CESARE MORI )
  • PER GLI STOMACI VUOTI NON ESISTONO NE' OBBEDIENZA NE' TIMORE ----- ( NAPOLEONE )
  • UN PURO TROVA SEMPRE QUALCUNO PIU' PURO CHE LO EPURA ----- ( PIETRO NENNI )
  • PER ANNI I POLITICI HANNO PROMESSO LA LUNA, IO SONO IL PRIMO IN GRADO DI DARVELA ---- ( NIXON )
  • I GOVERNI HANNO CONCETTI DELL'ONESTA DIVERSI DA QUELLI CHE VALGONO PER I PRIVATI ---- ( VILFREDO PARETO )
  • UN'ALTRA VITTORIA SIMILE E SAREMO SPACCIATI ----- ( PIRRO )
  • I POLITICANTI SONO I CAMERIERI DEI BANCHIERI ----- ( EZRA POUND )
  • COMUNISTA E' QUALCUNO CHE LEGGE MARX E LENIN. ANTICOMUNISTA E' QUALCUNO CHE LI CAPISCE ---- ( RONALD REAGAN )
  • FAI QUELLO CHE PUOI, CON QUELLO CHE HAI, NEL POSTO IN CUI SEI ---- ( FRANKLIN ROOSVELT )
  • LA SICUREZZA DEL POTERE SI FONDA SULL'INSICUREZZA DEI CITTADINI ----- ( LEONARDO SCIASCIA )
  • L'ARTE DELLA GUERRA CONSISTE NEL SCONFIGGERE IL NEMICO SENZA DOVERLO AFFRONTARE ---- ( SUN TZU )
  • TUTTE LE GUERRE SONO COMBATTUTE PER DENARO ----- ( SOCRATE )
  • IN UNA REPUBBLICA MOLTO CORROTTA, MOLTISSIME SONO LE LEGGI ----- ( TACITO )
  • LA DEMOCRAZIA E' IL POTERE DI UN POPOLO INFORMATO ----- ( ALEXIS DE TOCQUEVILLE )
  • LA NAZIONE E' FATTA META' DI TRADITORI E META' DI PATRIOTI, MA NESSUNO SA DISTINGUERE GLI UNI DAGLI ALTRI ---- ( MARK TWAIN )
  • LA GIUSTIZIA E' COME LA TELA DI UN RAGNO, TRATTIENE GLI INSETTI PIU' PICCOLI, MENTRE I GRANDI TRAFIGGONO LA TELA E RESTANO LIBERI -- ( SOLONE )
  • LA GUERRA E' LA PROSECUZIONE DELLA POLITICA CON ALTRI MEZZI ----- ( CARL VON CLAUSEWITZ )
  • LA POLITICA, NELLA PRATICA, QUALI CHE SIANO LE IDEE CHE PROFESSA, E' SEMPRE L'ORGANIZZAZIONE SISTEMATICA DELL'ODIO ----- ( HENRY ADAMS )
  • IL POTERE LOGORA CHI NON C'E' L'HA ----- ( GIULIO ANDREOTTI )
  • PENSATE DA UOMINI SAGGI, MA PARLATE COME GENTE COMUNE ----- ( ARISTOTELE )
  • LA MAGISTRATURA COLPISCE PUNTUALE, AD OROLOGERIA, VICINO ALLE ELEZIONI ---- ( SILVIO BERLUSCONI )
  • SMACCHIEREMO IL GIAGUARO ----- ( PIER LUIGI BERSANI )
  • UN VERO STATISTA, QUANDO MANCA IL NEMICO, SE LO DEVE INVENTARE ---- ( BISMARCK )
  • PIANTA ALBERI CHE GIOVERANNO IN UN ALTRO TEMPO ----- ( CATONE )
  • LA GRANDE POLITICA E' QUELLA DELLE RISOLUZIONI AUDACI ----- ( CAVOUR )
  • IL SUCCESSO E' L'ABILITA' DI PASSARE DA UN FALLIMENTO ALL'ALTRO SENZA PERDERE IL TUO ENTUSIASMO ----- ( CHURCHILL )
  • SAPERE CIO' CHE E' GIUSTO E NON FARLO E' LA PEGGIORE DELLE VIGLIACCHERIA ---- ( CONFUCIO )
  • DATO CHE UN POLITICO NON CREDE MAI IN CIO' CHE DICE, RESTA SORPRESO QUANDO GLI ALTRI CI CREDONO ----- ( CHARLES DE GAULLE)
  • IN OGNI GENERE ED IN OGNI CASO, IL GOVERNO DEBOLE E' IL PEGGIORE DI TUTTI ----- ( MASSIMO D'AZEGLIO )
  • LA VOLGARITA' OFFENDE CHI LA USA, NON CHI LA SUBISCE ----- ( VINCENZO DE LUCA )
  • SE UNA COSA DIFFICILE TI SEMBRA SEMPLICE, VUOL DIRE CHE NON HAI CAPITO NIENTE ----- ( CIRIACO DE MITA )
  • E' IL BEL PENSARE CHE CONDUCEAL BEN DIRE ----- ( FRANCESCO DE SANCTIS )
  • CHE CI AZZECCA?! ----- ( ANTONIO DI PIETRO )
  • LA FRANCHEZZA E' LA GEMMA PIU' SPLENDENTE DELLA CRITICA ----- (BENJAMIN DISRAELI )
  • DOVE SONO TROPPI A COMANDARE, NASCE LA CONFUSIONE ----- ( LUIGI EINAUDI )
  • NON SO' CON CHE ARMI SARA' COMBATTUTA LA TERZA GUERRA MONDIALE, MA LA QUARTA SARA' COMBATTUTA CON BASTONI E PIETRE -- ( EINSTEIN )
  • L'AGRICOLTURA SEMBRA MOLTO SEMPLICEQUANDO IL TUO ARATRO E' UNA MATITA E SEI LONTANO DA UN CAMPO DI GRANO --( DWIGHT EISENHOWER )
  • MOLTO SPESSO, COL CAMBIARE DEL GOVERNO, PER I POVERI CAMBIA SOLO IL NOME DEL PADRONE ---- ( FEDRO )
  • LE GUERRE NON SI PAGANO IN TEMPO DI GUERRA, IL CONTO VIENE DOPO ---- ( BENJAMIN FRANKLIN )
  • LA GUERRA RIMANE IL PIU' GRANDE FALLIMENTO UMANO ---- ( JOHN KENNETH GALBRIGHT )
  • LA FORZA NON DERIVA DALLA CAPACITA' FISICA, DERIVA DA UNA VOLONTA' INDOMITA ---- ( GHANDI )
  • QUANDO SI VA IN CUCINA, BISOGNA PUR CUCINARE CON GLI INGREDIENTI CHE SI TROVANO ---- ( GIOLITTI )
  • IL REALISMO E' IL TRATTO OBBLIGATORIO DI OGNI POLITICO ---- ( MICHAIL GORBACEV )
  • LA MASSONERIA E' STATO L'UNICO PARTITO REALE ED EFFICENTE CHE LA CLASSE BORGHESE HA AVUTO PER LUNGO TEMPO ---- ( GRAMSCI )
  • I MAFIOSI NON HANNO PAURA DEL CARCERE; I MAFIOSI HANNO PAURA CHE NOI GLI METTIAMO LE MANI NELLE LORO TASCHE ---- ( PIETRO GRASSO )
  • COMBATTERE UNA BATTAGLIA E' BELLO. CHE SI PERDA O CHE SI VINCA RIMANE IL GUSTO DI AVERCI PROVATO ---- ( BEPPE GRILLO )
  • LA RIVOLUZIONE NON E' UNA MELA CHE CADE QUANDO E' MATURA, DEVI FARLA CADERE ---- ( CHE GUEVARA )
  • L'INTERESSE E LA PAURA SONO I PRINCIPI DELLA SOCIETA' ---- ( THOMAS HOBBES )
  • LA PACE E LA TOLLERANZA SONO LE NOSTRE POLITICHE MIGLIORI, VORREI TANTO CHE CI FOSSE CONCESSO PERSEGUIRLE -- ( THOMAS JEFFERSON )
  • UN CRETINO E' UN CRETINO. DUE CRETINI SONO DUE CRETINI. DIECIMILA CRETINI SONO UN PARTITO POLITICO ---- ( KAFKA )
  • L'UMANITA' DEVE PORRE FINE ALLA GUERRA, O LA GUERRA PORRA' FINE ALL'UMANITA' ---- ( JOHN KENNEDY )
  • IL 90% DEI POLITICI ROVINA LA REPUTAZIONE DEL RESTANTE 10% ---- ( HENRY KISSINGER )
  • ECCO, NEL GIORNO DELLA VITTORIA DELL'INTER IO SONO IL MOURINHO DELLA DIFESA ---- ( IGNAZIO LA RUSSA )
  • LA LIBERTA' E' PREZIOSA, COSI' PREZIOSA CHE DOVREBBE ESSERE RAZIONATA ---- ( LENIN )
  • NON STO SCONFIGGENDO I MIE NEMICI RENDENDOLI MIEI AMICI ? ---- ( ABRAHAM LINCOLN )
  • NESSUNA LEALTA' E' DOVUTA AD UN TRADITORE ---- ( TITO LIVIO )
  • CHI ROMPE NON PAGA E SI SIEDE AL GOVERNO ---- ( LEO LONGANESI )
  • GOVERNARE E' FAR CREDERE ---- ( MACHIAVELLI )
  • BISOGNA ASPETTARSI DI TUTTO IN POLITICA, DOVE TUTTO E' PERMESSO, FUORCHE LASCIARSI COGLIERE DI SORPRESA ---- ( CHARLES MAURRAS )
  • LA NOSTRA GLORIA NON STA NEL NON CADERE MAI, MA NEL RISOLLEVARCI OGNI VOLTA CHE CADIAMO ---- ( NELSON MANDELA )
  • LA CRITICA VA FATTA A TEMPO; BISOGNA DISFARSI DEL BRUTTO VIZIO DI CRITICARE DOPO ---- ( MAO TSE TUNG )
  • E' SEMPRE IL MOMENTO GIUSTO PER FARE LA COSA GIUSTA ---- ( MARTIN LUTHER KING )
  • IL POTERE POLITICO E' IL POTERE DI UNA CLASSE, ORGANIZZATO PER OPPRIMERNE UN'ALTRA ---- ( KARL MARX )
  • SE SI VOTA ALMENO NON FINISCO IN GALERA ---- ( CLEMENTE MASTELLA )
  • LA COSCIENZA DELL'UMANITA' E' SUPREMA SU TUTTI I GOVERNI: ESSI DEVONO ESSERNE INTERPRETI, O NON SONO LEGITTIMI ---- ( GIUSEPPE MAZZINI )
  • CON LE ARMI NUCLEARI, NON CI SARA' TEMPO DI IMPARARE. UN SOLO ERRORE BASTA A DISTRUGGERE NAZIONI INTERE ---- ( ROBERT MCNAMARA )
  • UN IMPERO FONDATO DALLE ARMI DEVE REGGERSI CON LE ARMI ---- ( MONTESQUIEU )
  • QUAL'E' LA MANIFESTAZIONE PIU' CONCRETA DEL SUCCESSO DEL'EURO? LA GRECIA ---- ( MARIO MONTI )
  • NON SI DEVE TEMERE LA GUERRA, LA SI DEVE ODIARE ---- ( CESARE MORI )
  • PER FARE LE COSE, OCCORRE TUTTO IL TEMPO CHE OCCORRE ---- ( ALDO MORO )
  • IL FONDAMENTO ESSENZIALE DI UNA SOCIETA' SANA E' L'EQUA SPARTIZIONE DEI BENI ---- ( TOMMASO MORO )
  • LA LEGALITA' E IL DIRITTO SONO LE PIETRE FONDANTI DELLA PACE INTERNAZIONALE E DELLA STABILITA' ---- ( GIORGIO NAPOLITANO )
  • COLORO CHE VOGLIONO INGANNARE I POPOLI E GOVERNARLI AD ESCLUSIVO LORO VANTAGGIO HANNO INTERESSE A MANTENERLI NELL'IGNORANZA -- ( NAPOLEONE )
  • IN POLITICA CI SONO SEMPRE DUE CATEGORIE DI PERSONE: QUELLI CHE LA FANNO E QUELLI CHE NE APPROFITTANO ---- ( PIETRO NENNI )
  • CHIUNQUE PENSI CHE POSSA CANDIDARMI A QUALUNQUE COSA CHE INIZI IN QUALUNQUE ANNO E' FUORI DI MELONE --- ( NIXON )
  • FATE SOLDI, SE POTETE IN MANIERA ONESTA, ALTRIMENTI COMUNQUE ---- ( ORAZIO )
  • IL MODO PIU' RAPIDO PER PORRE FINE AD UNA GUERRA E' PERDERLA ---- ( GEORGE ORWELL )
  • SE ABBIAMO DEGLI ATTACCHI MAFIOSI NEGLI USA, NON ANDIAMO MICA A BOMBARDARE L'ITALIA?! ---- ( RON PAUL )
  • LA POLITICA, NELLA COMUNE ACCEZZIONE DEL TERMINE, NON E' ALTRO CHE CORRUZIONE ---- ( PLATONE )
  • LA POLITICA DOVREBBE ESSERE COME LA NAZIONALE: DOVREBBERO SEMPRE GIOCARE I MIGLIORI. MA NON E' MAI COSI' -- ( MICHEL PLATINI )
  • LA PACE VIENE DALLA COMUNICAZIONE ---- ( EZRA POUND )
  • NESSUN PIANO DI BATTAGLIA SOPRAVVIVE ALL'IMPATTO COL NEMICO ---- ( COLLIN POWELL )
  • CON L'EURO LAVOREREMO UN GIORNO DI MENO, GUADAGNANDO COME SE LAVORASSIMO UN GIORNO IN PIU' ---- ( ROMANO PRODI )
  • NOI PERSEGUITEREMO DAPPERTUTTO I TERRORISTI, E QUANDO LI TROVEREMO, LI BUTTEREMO DRITTI NELLA TAZZA DEL CESSO -- ( PUTIN )
  • SONO STATO VARIE VOLTE IN COREA DEL NORD, PRESIDENTE OBAMA, STIA TRANQUILLO, CHE NON C'E' NIENTE DI BOMBA ATOMICA - ( ANTONIO RAZZI )
  • CUBA E' LA PROSSIMA RAMAZZATA DELLA DEMOCRAZIA. E LASCIATEMI DIRE DIRETTAMENTE A FIDEL CASTRO: TU SEI FINITO! ---- ( RONALD REAGAN )
  • ENRICO STAI SERENO. VAI AVANTI. IO MI FIDO DI LETTA, E' LUI CHE NON SI FIDA, NON STO FACENDO MAFRINE PER TOGLIERGLI IL POSTO -- ( RENZI )
  • NOI NON COMBATTIAMO PER QUELLI CHE VIVONO OGGI, MA PER COLORO CHE VERRANNO ---- ( ROBESPIERRE )
  • PIU' CHE LA FINE DELLA GUERRA, VOGLIAMO LA FINE DEI PRINCIPI DI TUTTE LE GUERRE ---- ( FRANKLIN ROOSVELT )
  • SOLO COLUI CHE NON AGISCE NON COMMETTE ERRORI ---- ( THEODORE ROOSVELT )
  • NESSUNO PUO' GOVERNARE SENZA COLPE ---- ( ANTOINE DE SAINT-JUST )
  • I VERI EUROPEISTI SONO QUELLI CHE RICONOSCONO CHE L'UE DI BANCHIERI, MULTINAZINALI E E BUROCRATI E' LA NEGAZIONE DEI SUOI VALORI ORIGINALI ---- ( SALVINI )
  • IO SONO UN DIPENDENTE DEL SERVIZIO PUBBLICO, NON SONO UN SUO DIPENDENTE! ---- ( MICHELE SANTORO )
  • GLI ITALIANI GUADAGNANO NETTO, MA VIVONO LORDO ---- ( GIUSEPPE SARAGAT )
  • LA VERITA' E' CHE SE L'UE CONTINUA CON QUESTE POLITICUCCE, NEL 2050 FORSE CI SARA' LA NATO MA NON L'EUROPA ---- ( HELMUT SCHMIDT )
  • FONDAMENTO DI OGNI SOCIETA' E' LA GIUSTIZIA ---- ( ANTONIO SEGNI )
  • DI PIETRO E' IL PADRE DI BERLUSCONI, LO HA GENERATO UCCIDENDO UNA PARTE DELLA PRIMA REPUBBLICA ---- ( VITTORIO SGARBI )
  • PENSO, COMPAGNI, CHE L'AUTOCRITICA CI E' NECESSARIA COME L'ARIA E COME L'ACQUA ---- ( STALIN )
  • TUTTA L'ARTE DELLA GUERRA SI BASA SULL'INGANNO ---- ( SUN TZU )
  • LA VERITA' SI RAFFORZA CON LA LUCE E CON IL TEMPO, LA MENZOGNA INVECE CON LA FRETTA ED IL MISTERO ---- ( TACITO )
  • CIO' CHE IL VOLGO CHIAMA TEMPO PERSO E' SPESSO TEMPO GUADAGNATO ---- ( ALEXIS DE TOCQUEVILLE )
  • SE TUTTO DEVE RIMANERE COM'E, E' NECESSARIO CHE TUTTO CAMBI ---- ( GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA )
  • A PROPOSITO DI POLITICA... CI SAREBE QUALCOSA DA MANGIARE? ---- ( TOTO')
  • E' FALLITA L'IDEA CHE UN PAESE SI GOVERNA COME UN'AZIENDA ---- ( GIULIO TREMONTI )
  • LE CATASTROFI POLITICHE NON VENGONO SE NON IN QUALCHE MODO CONSENTITE O VOLUTE ---- ( FILIPPO TURATI )
  • CI SONO DUE CASI IN CUI NON SI DEVE SPECULARE IN BORSA: QUANDO NON SI HA I SOLDI O QUANDO LI SI HA ---- ( MARK TWAIN )
  • IMPARA AD UBBIDIRE ED IMPARERAI A COMANDARE ---- ( SOLONE )
  • LA GUERRA E' UN ATTO DI FORZA CHE HA LO SCOPO DI COSTRINGERE L'AVVERSARIO A SOTTOMETTERSI ALLA NOSTRA VOLONTA' ---- ( VON CLAUSEWITZ )
  • PREPARARE LA GUERRA E' L'UNICO MODO PER MANTENERE LA PACE ---- ( GEORGE WASHINGTON )
  • QUANDO LA GUERRA SARA' FINITA, LI COSTRINGEREMO A PENSARE COME NOI, ANCHE PERCHE' SARANNO FINANZIARIAMENTE NELLE NOSTRE MANI -- ( WOODROW WILSON )
  • CI SONO DUE MODI DI FARE IL POLITICO: SI PUO' VIVERE "PER" LA POLITICA OPPURE SI PUO' VIVERE "DELLA" POLITICA ---- ( MAX WEBER )
  • VIVIAMO TUTTI SOTTO LO STESSO CIELO, MA NON ABBIAMO LO STESSO ORIZZONTE ---- ( ADENAUER )
  • LA CATTIVERIA DEI BUONI E' PERICOLOSISSIMA ---- ( ANDREOTTI )
  • LA DIGNITA' NON CONSISTE NEL POSSEDERE GLI ONORI, MA NELLA COSCIENZA DI MERITARLI ---- ( ARISTOTELE )
  • IO SONO SEMPRE DALLA PARTE DEGLI USA, PRIMA ANCORA DI SAPERE COME LA PENSANO ---- ( BERLUSCONI )
  • L'INTER E' COME IL COMUNISMO, UNA BELLA IDEA REALIZZATA MALE ---- ( BERTINOTTI )
  • L'ECONOMIA POLITICA E' IL CODICE DELL'USURA ---- ( LOUIS BLANQUI )
  • LO STATO SONO IO ---- ( LUIGI XIV di BORBONE )
  • IL PROBLEMA DELLE LIBERE ELEZIONI E' CHE NON PUOI SAPERE CHI LE VINCERA' ---- ( BREZNEV )
  • VORREI FARE IL FANNULLONE MA NON CI RIESCO ---- ( RENATO BRUNETTA )
  • INNOVARE NON VUOL DIRE RIFORMARE ---- ( EDMUND BURKE )
  • QUESTA RIFORMA E' UNA PUTTANATA, MI FA SCHIFO, MA VOTERO' SI ---- ( MASSIMO CACCIARI )
  • LA LIBERTA' E' COME L'ARIA: CI SI ACCORGE DI QUANTO VALE QUANDO COMINCIA A MANCARE ---- ( PIERO CALAMANDREI )
  • BERLUSCONI TRATTA GLI ALLEATI COME UN PADRONE DEL SETTECENTO TRATTAVA GLI SCHIAVI ---- ( PIER FERDINANDO CASINI )
  • NOI SOCIALISTI ABBIAMO COMMESSO UN ERRORE NEL SOTTOVALUTARE LA FORZA DEL NAZIONALISMO E DELLA RELIGIONE -- ( FIDEL CASTRO )
  • I LADRI DI BENI PRIVATI PASSANO LA VITA IN CARCERE E IN CATENE, QUELLI DI BENI PUBBLICI NELLE RICCHEZZE E NEGLI ONORI -- ( CATONE )
  • LA STORIA SARA' GENTILE CON ME, POICHE' INTENDO SCRIVERLA ---- ( CHURCHILL )
  • SIAMO SCHIAVI DELLA LEGGE PER POTER ESSERE LIBERI ---- ( CICERONE )
  • NON USARE ARCO E FRECCIA PER UCCIDERE UNA ZANZARA ---- ( CONFUCIO )
  • QUESTA E' LA RICETTA DEMOCRATICA: SPEGNERE LA FIAMMA PRIMA CHE DIVAMPI L'INCENDIO ---- ( FRANCESCO COSSIGA
  • DOBBIAMO USARE IL TEMPO COME UNO STRUMENTO, NON COME UNA POLTRONA ---- ( CRAXI )
  • LA CALUNNIA SDEGNA I MEDIOCRI, SI AFFERRA AI GRANDI ---- ( FRANCESCO CRISPI )
  • PER GLI AMERICANI LA PACE E' QUELL'INTERVALLO DI TEMPO CHE SERVE A RICARICARE IL BAZOOKA ---- ( MAURIZIO CROZZA )
  • NIENTE RAFFORZA L'AUTORITA' QUANTO IL SILENZIO ---- ( DE GAULLE )
  • IO DI BERLUSCONI MI FIDO: CREDO PROPRIO CHE SIA SINCERO, QUANDO DICE DI VOLERE FARE LE RIFORME ---- ( D'ALEMA )
  • QUI A SALERNO VOTANO ANCHE LE PIETRE ---- ( VINCENZO DE LUCA )
  • A DUE ANNI PER FARE MANI PULITE E QUATTRO PER DIFENDERMI DALLE CONSEGUENZE ---- ( DI PIETRO )
  • IL POTERE HA UN SOLO DOVERE: ASSICURARE LA SICUREZZA SOCIALE ALLA GENTE ---- ( BENJAMIN DISRAELI )
  • LA POLITICA E' PIU' DIFFICILE DELLA FISICA ---- ( EINSTEIN )
  • E ALLORA, SIAMO PADRONI DI UNA BANCA? ---- ( PIERO FASSINO )
  • IL GENIO SENZA FORMAZIONE E' COME ARGENTO IN MINIERA ---- ( BENJAMIN FRANKLIN )
  • PER NOI DI PIETRO E' UN MITO! ---- ( MAURIZIO GASPARRI )
  • OCCHIO PER OCCHIO E IL MONDO DIVENTA CIECO ---- ( GHANDI )
  • CARLO MARX E' STATO MANDATO IN SOFFITTA ---- ( GIOLITTI )
  • QUAL'E IL MIGLIOR GOVERNO? QUELLO CHE CI INSEGNA A GOVERNARCI DA SOLI ---- ( GOETHE )
  • PER NON CONOSCERE LA STORIA NON SERVE PIU' BRUCIARE I LIBRI, BASTA FAR PASSARE LA VOGLIA DI LEGGERE ---- ( BEPPE GRILLO )
  • MOLTO PIU' DECISIVA E MOLTO PIU' DUREVOLE DI TUTTO L'ORO CHE SI PUO' ACCUMULARE E' LA GRATITUDINE DI UN POPOLO ---- ( CHE GUEVARA )
  • LE DUE VIRTU' CARDINALI IN GUERRA SONO LA FORZA E LA FRODE ---- ( THOMAS HOBBES )
  • LA GUERRA E' UN CASTIGO TANTO PER CHI LA INFLIGGE QUANTO PER COLUI CHE LA PATISCE ---- ( THOMAS JEFFERSON )
  • IO SONO UN IDEALISTA SENZA ILLUSIONI ---- ( JOHN KENNEDY )
  • NON CI PUO' ESSERE UNA CRISI LA SETTIMANA PROSSIMA. LA MIA AGENDA E' GIA' PIENA ---- ( HENRY KISSINGER )
  • LA FIDUCIA E' BENE, IL CONTROLLO E' MEGLIO ---- ( LENIN )
  • UNA VOLTA DECISO CHE UNA COSA PUO' E DEVE ESSERE FATTA, BISOGNA SOLO TROVARE IL MODO ---- ( ABRAHAM LINCOLN )
  • LA FORTUNA AIUTA GLI AUDACI ---- ( TITO LIVIO )
  • UN'IDEA CHE NON TROVA POSTO A SEDERE E' CAPACE DI FARE LA RIVOLUZIONE ---- ( LEO LONGANESI )
  • PUO' LA DISCIPLINA NELLA GUERRA PIU' CHE IL FURORE ---- ( MACHIAVELLI )
  • NEL NOSTRO PAESE PRIMA SI VA IN PRIGIONE E DOPO SI DIVENTA PRESIDENTI ---- ( NELSON MANDELA )
  • NEL GRANDE FIUME DELLA CONOSCENZA UMANA TUTTO E' RELATIVO E NESSUNO PUO AFFERRARE LA VERITA' ASSOLUTA ---- ( MAO TSE TUNG )
  • NULLA AL MONDO E' PIU' PERICOLOSO CHE UN'IGNORANZA SINCERA E UNA STUPIDITA' COSCENZIOSA ---- ( MARTIN LUTHER KING )
  • COLORO CHE LAVORANO, NON GUADAGNANO, E QUELLI CHE GUADAGNANO NON LAVORANO ---- ( KARL MARX )
  • NON SO DOVE CAPITO.PUO' DARSI IN QUARTA FILA. L'IMPORTANTE E' SEDERSI. NON PERDERE MAI LA SEDIA ---- ( MASTELLA )
  • LE LEGGI INUTILI INDEBOLISCONO LE LEGGI NECESSARIE ---- ( MONTESQUIEU )
  • CHE MONOTONIA AVERE UN POSTO FISSO PER TUTTA LA VITA ---- ( MARIO MONTI )
  • L'INGRATITUDINE E' UN MODO COME UN ALTRO PER PAGARE I DEBITI. ED E' IL PREFERITO PERCHE' COSTA MENO ---- ( CESARE MORI )
  • LA VERA LIBERTA' SI VIVE FATICOSAMENTE TRA CONTINUE SFIDE ---- ( ALDO MORO )
  • OGNI RIVOLUZIONARIO A UN CERTO PUNTO DIVENTA CONSERVATORE ---- ( MUSSOLINI )
  • DAL SUBLIME AL RIDICOLO VI E' APPENA UN PASSO ---- ( NAPOLEONE )
  • IN ITALIA QUANDO UNA COSA NON E' PIU' PROIBITA DIVENTA OBBLIGATORIA ---- ( PIETRO NENNI )
  • UNO DEGLI SVANTAGGI DEL NON FARE POLITICA E' CHE SI FINISCE PER ESSERE GOVERNATI DA PROPRI INFERIORI ---- ( PLATONE )
  • LE GUERRE SI FANNO PER CREARE DEBITI. LA GUERRA E' IL SABOTAGGIO MASSIMO, IL SABOTAGGIO PIU' ATROCE ---- ( EZRA POUND )
  • L'EURO SARA' LA NOSTRA RICCHEZZA! ---- ( PRODI )
  • "ANDAVAMO E DICEVAMO: PRESIDENTE, SIAMO NOI DUE, QUANTO CI MOLLA?"-- ( ANTONIO RAZZI )
  • FIGLIOLO, LA SINCERITA' IN POLITICA E' FONDAMENTALE. SE RIESCI A FINGERE DI ESSERE SINCERO C'E' LA FARAI ---- ( RONALD REAGAN )
  • NON SI PORTA LA LIBERTA' SULLA PUNTA DELLE BAIONETTE ---- ( ROBESPIERRE )
  • NON COLPIRE AFFATTO SE CIO' E' DIGNITOSAMENTE EVITABILE; MA SE COLPISCI, COLPISCI SEMPRE DURO ---- ( THEODORE ROOSVELT )
  • PER VINCERE UNA BATTAGLIA, BISOGNA CAPIRE DI ESSERE IN BATTAGLIA ---- ( MATTEO SALVINI )
  • L'IGNORANZA E' UNA COLPA ---- ( VITTORIO SGARBI )
  • COLPISCI UNO PER INSEGNARE A CENTO ---- ( STALIN )
  • CALUNNIATE, CALUNNIATE, QUALCOSA RESTERA' ---- ( VOLTAIRE )
  • LA POLITICA E' LA CULLA DOVE SI SVILUPPA LA GUERRA ---- ( CARL VON CLAUSEWITZ )
  • UN METODO INFALLIBILE PER DOMARE UNA TIGRE E' LASCIARE CHE DIVORI QUALCUNO ---- ( ADENAUER )
  • SE FOSSI NATO IN UN CAMPO PROFUGHI DEL LIBANO, FORSE SAREI DIVENTATO ANCH'IO UN TERRORISTA ---- ( ANDREOTTI )
  • LA GRATITUDINE E' UN SENTIMENTO CHE INVECCHIA PRESTO ---- ( ARISTOTELE )
  • COSA CREDEVA QUELLA PLEBAGLIA EUROPEA, CHE L'EURO FOSSE STATO FATTO PER LA LORO FELICITA'? ---- ( JAQUES ATTALI )
  • I PARTITI DI OGGI SONO MACCHINE DI POTERE E CLIENTELA ---- ( BERLINGUER )
  • ORA BASTA, NON FACCIAMOCI SOPRAFFARE DALLA COMMOZIONE, BUNGA BUNGA PER TUTTI! ---- ( BERLUSCONI )
  • UNO CHE LEGGE MARX DIVENTA LIBERALE SOLO SE RICCO ---- ( BERTINOTTI )
  • IL BELLO DELLA DEMOCRAZIA E' CHE TUTTI POSSONO PARLARE, MA NON OCCORRE ASCOLTARE ---- ( ENZO BIAGI )
  • LA POLITICA NON E' UNA SCIENZA, MA UN ARTE ---- ( BISMARCK )
  • IL SUCCESSO E' IL SOLO INFALLIBILE CRITERIO DI SAGGEZZA PER LE MENTI VOLGARI ---- ( EDMUND BURKE )
  • SE PADRONEGGI L'ARGOMENTO LE PAROLE SEGUIRANNO ---- ( CATONE )
  • IL PREZZO DELLA GRANDEZZA E' LA RESPONSABILITA' ---- ( CHURCHILL )
  • SE VOGLIAMO GODERE DELLA PACE, BISOGNA FARE LA GUERRA ---- ( CICERONE )
  • SE VEDI UN AFFAMATO NON DARGLI DEL RISO: INSEGNALGLI A COLTIVARLO ---- ( CONFUCIO )
  • QUANDO VOGLIO SAPERE COSA PENSA LA FRANCIA, LO CHIEDO A ME STESSO ---- ( DE GAULLE )
  • A DARGLI UN DITO QUELLO TI FREGA UN BRACCIO ---- ( DI PIETRO )
  • IL SUCCESSO E' FIGLIO DELL'AUDACIA ---- ( BENJAMIN DISRAELI )
  • CHI HA PAZIENZA PUO' AVERE CIO' CHE VUOLE ---- ( BENJAMIN FRANKLIN )
  • OGNI NAZIONE E' IL COMPLEMENTO DELL'ALTRA ---- ( GHANDI )
  • LA SINISTRA NON E' CAPACE DI GOVERNARE E NON LASCIA GOVERNARE ---- ( GIOLITTI )
  • UN LEADER E' UN VENDITORE DI SPERANZE ---- ( NAPOLEONE )