IL PROGRAMMA NUCLEARE NORDCOREANO

L’ORIGINE DEL PROGRAMMA NUCLEARE DELLA COREA DEL NORD

Dopo aver dedicato 4 articoli all’approfondimento dello sviluppo storico-politico delle due Coree ( Corea 1Corea 2; Corea 3; Corea 4 ), proviamo ad approfondire l’elemento centrale della crisi coreana, parliamo del controverso programma nucleare della Corea del Nord, che tiene sulle spine la regione asiatica, allarmando le potenze regionali ed i loro alleati.

Le basi del programma nucleare nordcoreano furono gettate nel 1956, all’indomani della guerra di Corea, su impulso del governo di Kim il-Sung, avviando un piano di cooperazione nucleare con l’URSS, finalizzato alla formazione dei primi scienziati nordcoreani, mentre intanto gli USA si apprestavano a piazzare le prime armi nucleari tattiche in Corea del Sud. Nel 1962, la cooperazione con i sovietici permetterà agli scienziati nordcoreani di avviare un centro di ricerca nucleare scientifica nella cittadina di Yongbyon, dove verrà allestito un piccolo reattore nucleare, originariamente accreditato di una potenza di circa 2 Mega-Watt, successivamente portati a 4 MW nel 1974, approfittando della presenza di alcune piccole grazie anche alla presenza di discreta disponibilità locale di uranio, presente in quantità modeste, ma comunque sufficienti a sostenere l’approvvigionamento del reattore, elemento che permetterà alla Corea del Nord di evitare gli stringenti regolamenti internazionali sulle importazioni di questo particolarissimo minerale, tra l’altro non particolarmente diffuso su scala globale. Per Kim il-Sung il ricorso all’energia nucleare avrebbe permesso alla Corea del Nord di sopperire alla mancanza di risorse energetiche con cui supportare lo sviluppo industriale interno, già ben avviato durante l’occupazione coloniale giapponese.

( Centrale nucleare Corea del Nord di Yongbyon )
( La centrale nucleare nordcoreana di Yongbyon )

Nel 1976, la Corea del Nord avvierà anche un programma missilistico autoctono, ottenendo dall’Egitto alcuni missili balistici Scud-B, missili che l’URSS non riteneva opportuno fornire ai loro scomodi ed intraprendenti alleati regionali, galvanizzati dalla vittoria del Vietnam sui loro nemici americani. Lo studio di questi missili venne affinato progressivamente, perfezionando le capacità del vettore, probabilmente grazie al travaso di know-how cinese, inerente la versione aggiornata del vettore, noto in Unione Sovietica come Scud-C. Parallelamente al programma missilistico, i nordcoreani iniziarono a sviluppare anche un arsenale militare chimico-batteriologico, avvalendosi ancora una volta del supporto tecnologico di Cina e URSS. Queste armi rappresenteranno per lungo tempo un rozzo, ma efficace, sistema di deterrenza, contro l’imponente dispositivo militare dislocato in prossimità dei propri confini.

missile scud
( Missile Scud )

LA CONTROVERSIA SUL TNP E LA FINE DELLA GUERRA FREDDA 

Nel 1985, i nordcoreani si impegneranno a firmare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), pur continuando a sviluppare la tecnologia necessaria per la conversione dell’uranio in plutonio, avvalendosi presumibilmente di know-how pakistano. Sempre negli anni ottanta i nordcoreani inizieranno a costruire un secondo reattore nucleare da ben 50 Mega Watt, potenziale decisamente maggiore rispetto al primo reattore di Yongbyon, che per quanto aggiornato, non riuscì a superare la soglia degli 8 MW. Nonostante la firma del TNP, l’attività nucleare nordcoreana cominciò ad insospettire la comunità internazionale, soprattutto dopo che il governo di Pyongyang negò all’Associazione Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) l’ispezione dei propri siti nucleari, irritando considerevolmente gli USA, in quel frangente disposti a normalizzare i propri rapporti bilaterali con i nordcoreani, in cambio della ripresa della loro cooperazione con l’AIEA.
Il crollo dell’URSS e la fine della guerra fredda cambiano gli equilibri geopolitici in Asia, come un po’ nel resto del mondo, lasciando la Corea del Nord priva di una dei suoi due principali garanti internazionali, costringendola a far riferimento alla sola Cina, una potenza in ascesa, ma ben lontana dallo status di potenza globale, capace di tenere testa agli USA, che da parte loro decideranno di stabilizzare il clima regionale, ritirando le circa mille testate nucleari tattiche precedentemente dislocate in Corea del Sud. L’approccio distensivo degli Stati Uniti, convincerà il governo di Pyongyang a riammettere gli ispettori dell’AIEA all’interno del paese, permettendogli di rilevare alcune incongruenze circa la quantità di plutonio prodotto e stoccato in siti preclusi alle verifiche internazionali. Dinnanzi a queste accuse Kim Jong-il, annunciò l’uscita della Corea del Nord dal TNP, decisione successivamente sospesa in conseguenza di una risoluzione ONU.

L’ACCORDO QUADRO CON GLI USA

La situazione di stallo rientrò dopo che i nordcoreani avanzarono all’amministrazione americana Clinton, la disponibilità a risolvere definitivamente la questione nucleare, stipulando un “Accordo Quadro” finalizzato a normalizzare i loro controversi rapporti bilaterali, giungendo ad un definitivo accordo di pace che consentisse la riunificazione con la Corea del Sud. L’Accordo Quadro prevedeva il congelamento del programma nucleare nordcoreano, ed il progressivo smantellamento dei reattori a grafite sotto la vigilanza dell’AIEA, in cambio di 500.000 tonnellate di forniture petrolifere annue garantite fino alla costruzione di due reattori nucleari ad acqua leggera da 1000 Mega-Watt, finanziati principalmente dalla Corea del Sud e da costruire entro il 2003, trattasi comunque di tecnologia civile che precludeva sostanzialmente la produzione di plutonio impiegabile in ambito militare. Ad ogni modo, l’Accordo Quadro si configurava come un accordo di natura politica, e non come un trattato internazionale giuridicamente vincolante per i due paesi, elemento che lasciò intendere a molti analisti internazionali la volontà degli USA di prendere tempo, confidando nel crollo del regime comunista all’indomani della dipartita di Kim il-Sung, aspettative tuttavia deluse dalle sottovalutate capacità politiche di Kim Jong-il, leader già ben introdotto all’interno dell’establishment del Partito dei Lavoratori Coreani (PLC), da dove esercitava sostanzialmente le veci del padre.

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( Delegazione USA in Corea del Nord )

LO SVILUPPO DEL PROGRAMMA MISSILISTICO

Sempre all’inizio degli anni novanta, i nordcoreani ultimeranno la fase di sviluppo autoctona del missile Scud, denominato Hwasong-7 (Rodong-1), un missile balistico alimentato a combustibile liquido, tecnologia obsoleta che obbliga gli operatori militari a rifornirlo di propellente solo poco prima del suo lancio, caratteristica che ne limita fortemente i tempi di operatività. Ad ogni modo, il Rodong-1 riesce a proiettare un carico (convenzionale o non convenzionale) di circa 1.000 Kg ad una distanza accreditata tra un minimo di 1.000 Km ed un massimo di 1.500 Km, a fronte di un margine di errore circolare (CEP) di circa 2 Km, caratteristica che lo rende un arma alquanto imprecisa, ma comunque temibile per l’epoca. Si stima che la Corea del Nord abbia prodotto circa 300 missili, a cui vanno aggiunti quelli esportati verso alcuni paesi mediorientali come l’Egitto, l’Iran, la Libia ed il Pakistan. Il missile verrà testato nel 1993, sotto la supervisione di alcuni militari iraniani, disposti ad acquisire la tecnologia balistica nordcoreana in cambio di importanti forniture petrolifere, equivalenti a circa 3 miliardi di dollari.
Il mancato crollo della regime nordcoreano di Kim Jong-il e la netta opposizione del Partito Repubblicano negli USA, affosseranno nel giro di qualche mese la fragile intesa sul nucleare. In particolar modo, i repubblicani americani ostacoleranno con ogni mezzo il trasferimento della tecnologia da destinare alla costruzione dei due reattori ad acqua leggera, accordati alla Corea del Nord tra le condizioni dell’Accordo Quadro, adducendo alla mancanza di dati certi, circa il quantitativo di plutonio prodotto dalle centrali nucleari nordcoreane nel corso della loro attività.

nodong rodong musudan misisle corea del nord
( Missile Rodong / Musudan )

Nel 1998, l’atteggiamento riluttante degli USA, sommato alla mancata revoca delle sanzioni economiche, suscitò il disappunto di Kim Jong-il, il quale arriverà a minacciare lo scongelamento del programma nucleare nordcoreano, in caso di ulteriori tentennamenti americani. Questo clima di tensione venne enfatizzato dal fallito lancio del razzo Taepodong-1, ufficialmente finalizzato alla messa in orbita di un satellite, anche se molti analisti hanno ipotizzato si trattasse di un test balistico occulto. Successivamente al lancio missilistico, il Giappone revocherà i finanziamenti da destinare alla costruzione dei due reattori ad acqua leggera, obbligando gli USA a farsi carico della loro quota minoritaria parallela a quella garantita dalla Corea del Sud. La provocazione per quanto eclatante, convincerà gli Stati Uniti ad accelerare la costruzione dei reattori nucleari, ottenendo in cambio una moratoria dei lanci missilistici a lunga gittata da parte della Corea del Nord.

missili corea del nord
( Evoluzione dei missili nordcoreani )

LA FINE DELL’ACCORDO QUADRO

Nel 2002, il nuovo presidente americano George Bush prenderà le distanze dalla Corea del Nord, annoverandola tra i paesi parte dell’Asse del Male, che ambiscono a destabilizzare la pace internazionale, sostenendo il terrorismo e perseguendo programmi nucleari occulti. Dinnanzi alla accuse americane Kim Jong-il reagisce invitando l’AIEA ad effettuare nuove approfondite ispezioni, vagliando l’effettivo congelamento del programma nucleare, senza tuttavia rinunciare a rimarcare il diritto della Corea del Nord a sviluppare armi nucleari, di cui comunque si diceva priva. La posizione nordcoreana venne strumentalizzata dai repubblicani, che la interpretarono come la volontà del governo di Pyongyang di recedere dall’Accordo Quadro, esigendo la formale rinuncia a qualsiasi ambizione nucleare, pena l’annullamento delle forniture petrolifere. Nel frattempo il clima politico cambiò anche in Corea del Sud, con l’ascesa dei conservatori liberali del Presidente Roo Moo-Hyun, poco propensi a proseguire il dialogo della Sunshine Policy, avviato dai precedenti governi sudcoreani.
Il blocco delle forniture petrolifere da parte degli USA, sommate all’indirizzo poco collaborativo del nuovo governo di Seul, affosseranno definitivamente l’Accordo Quadro, inducendo Kim Jong-il a ritirarsi dal TNP, scongelando il programma nucleare ed espellendo dal paese gli ispettori dell’AIEA. I nordcoreani contesteranno agli Stati Uniti il mancato rispetto degli impegni contratti precedentemente e la volontà di rovesciare militarmente il loro governo, allestendo un operazione unilaterale simile a quella predisposta contro l’Iraq di Saddam Hussein, tuttavia al netto della retorica, a Pyongyang confidavano ancora nella ricomposizione diplomatica della crisi, contando sulla mediazione della Cina.

L’AVVIO DEI NEGOZIATI 5+1

Nel 2003, gli auspici nordcoreani si realizzano con la promozione di un tavolo negoziale a sei, promosso dalla Cina ed esteso alla partecipazione di Corea del Sud, Giappone, Russia e USA. Nel 2004, la Corea del Nord inviterà una delegazione di scienziati americani a visitare la centrale nucleare di Yongbyon, esibendo alcune barre di plutonio, che l’esercito di Pyongyang era pronto a destinare alla costruzione di un arsenale nucleare, nel caso in cui il governo USA continui a minacciare la stabilità interna del paese. Sempre nello stesso periodo l’AIEA, contestava alla Corea del Nord la fornitura di uranio alla Libia, dove intanto Gheddafi stava negoziando con gli Stati Uniti lo smantellamento del proprio programma nucleare, avvalendosi dell’intermediazione del governo italiano, guidato da Silvio Berlusconi.
Nel 2005, i negoziati multilaterali 5+1 promossi dalla Cina, inizieranno a produrre i primi risultati positivi, favorendo una fragile intesa sulla futura denuclearizzazione della penisola coreana, propedeutica al reintegro della Corea del Nord nel TNP, sotto l’impegno degli USA di non operare ingerenze politiche sull’iter di riconciliazione bilaterale con la Corea del Sud. Queste aperture vennero comunque destabilizzate dalla retorica ostile del nuovo Segretario di Stato americano Condoleeza Rice, che non esiterà a bollerà il governo di Kim Jong-il, come un regime tirannico, dove gli Stati Uniti avevano il dovere di portare la libertà e la democrazia. La posizione aggressiva dell’amministrazione americana, indurrà i nordcoreani a sospendere i negoziati multilaterali, lanciando un nuovo missile nel Mar del Giappone. Successivamente a queste schermaglie i due paesi ritorneranno al tavolo negoziale a sei, dove la Corea del Nord chiederà inutilmente alla delegazione americana il rispetto dell’Accordo Quadro, intimando la ripresa della costruzione dei due reattori nucleari ad acqua leggera concordati precedentemente. I negoziati multilaterali per quanto contrastati fecero alcuni progressi, senza tuttavia giungere ad un intesa, impedita dalla retorica democratica americana.

LO STALLO NEGOZIALE E IL PRIMO TEST NUCLEARE

Nel 2006, i negoziati multilaterali verranno sospesi, a causa del veto che gli USA porranno allo scongelamento di alcuni asset finanziari nordcoreani detenuti a Macao, inducendo Kim Jong-il a riprendere le provocazioni missilistiche, effettuando alcuni lanci verso il Mar del Giappone, tra cui spiccherà il fallito lancio del missile Taepodong-2, accreditato di una gittata teorica di circa 6.000 Km, range che pone sotto minaccia virtualmente le coste occidentali deli USA, che da parte loro reagiranno testando un missile intercontinentale nei giorni seguenti, mentre intanto dispiegavano alcune batterie anti-aeree Patriot PAC-3 all’interno della loro base giapponese di Okinawa. Parallelamente a questi eventi, seguirà la consueta condanna della comunità internazionale, a cui il governo di Pyongyang reagirà minacciando di testare il loro primo ordigno nucleare, effettivamente predisposto qualche mese dopo all’interno di una montagna nel nord-est del paese, conseguendo tuttavia un risultato alquanto modesto, accreditato di un potenziale di circa 2/4 chiloton. Il test nucleare nordcoreano, per quanto relativamente innocuo, riuscì comunque a colare a picco le borse asiatiche, contribuendo all’incremento dei prezzi di petrolio e oro a livello internazionale. Questa escalation verrà sanzionata duramente dal Consiglio di Sicurezza ONU, varando sanzioni sull’importazione e l’esportazione di mezzi militari, estesa anche ai beni di lusso.

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( Lancio del razzo Taepodong )

L’INTESA SULLA DENUCLEARIZZAZIONE

Nel 2007, le polemiche verranno nuovamente accantonate, favorendo il ritorno delle delegazioni al tavolo negoziale, dove la Corea del Nord proporrà il congelamento del reattore di Yongbyon, in cambio di forniture energetiche supplementari, accompagnate dallo scongelamento degli asset finanziari congelati a Macao ed ulteriori aiuti finanziari compensativi. L’iniziativa nordcoreana verrà accolta sia dalla Corea del Sud che dagli USA, rassicurati dal ruolo di supervisione che Kim Jong-il aveva garantito agli ispettori dell’AIEA nel processo di congelamento del reattore nucleare nordcoreano, privato nel giro di qualche mese della sua torre di raffreddamento, azione a cui gli Stati Uniti reagirono rimuovendo la Corea del Nord dalla lista degli stati collusi con il terrorismo internazionale, lasciando intendere la disponibilità a lavorare per la stipula di un trattato di pace che normalizzasse i loro rapporti bilaterali. Parallelamente a questi sviluppi, Israele accuserà la Corea del Nord di contribuire allo sviluppo di un presunto reattore nucleare clandestino in Siria, finito distrutto da un loro raid aereo preventivo.

IL FALLIMENTO DELL’INTESA NEGOZIALE

Nel 2009, il clima di distensione viene turbato dal fallito lancio di un satellite, proiettato dal vettore Unha-2, sviluppato sulla base del missile Taepodong-2 testato nel 2006. Il lancio missilistico, sebbene formalmente finalizzato a collocare in orbita spaziale un satellite destinato alla trasmissione di “canzoni rivoluzionarie immortali”, verrà duramente sanzionato dal Consiglio di Sicurezza ONU, provocando la rappresaglia di Kim Jong-il, deciso ad espellere immediatamente dal paese tutti gli ispettori dell’AIEA, annunciando l’immediato ripristino del programma nucleare, accompagnato da un nuovo test nucleare sotterraneo parzialmente riuscito. L’escalation nordcoreana viene accolta dalla comunità internazionale con nuove sanzioni, mentre gli USA ne approfitteranno per potenziare il proprio dispositivo militare nella regione, vendendo nuove armi alla Corea del Sud, dalle bomber anti-bunker ad un nuovo lotto di cacciabombardieri F-16.

LE PROVOCAZIONI DEL NEO-LEADER KIM JONG-UN

razzo unha corea del nord
( Razzo Unha )

Successivamente al secondo test nucleare, la Corea del Nord manterrà un basso profilo internazionale, concentrandosi sul perfezionamento del proprio programma nucleare, mentre intanto nel 2011 la leadership passava da Kim Jong-il a suo figlio Kim Jong-Un, mentre intanto la nuova amministrazione Obama avanzava la possibilità di riprendere i negoziati 5+1. Nel 2012, i nordcoreani celebreranno il 100° anniversario dalla nascita del padre della patria Kim il-Sung, tentando di mettere in orbita un satellite meteorologico, tuttavia anche il nuovo razzo Unha-3 risulterà fallirà l’obiettivo. Ad ogni modo, il fallimento non impedirà ai nordcoreani di ritentare l’impresa, effettuando un nuovo lancio qualche mese più tardi, conseguendo il primo successo spaziale della Corea del Nord, precedendo di qualche settimana il lancio del primo satellite sudcoreano.
Nel 2013, il nuovo leader coreano Kim Jong-Un ordina un il terzo test nucleare, accreditato di una potenza ancora troppo limitata, ma comunque sufficiente ad allarmare la comunità internazionale, pronta a rispondere con un nuovo pacchetto di sanzioni. Successivamente al test nucleare, la Cina comunicherà alla comunità internazionale l’intenzione nordcoreana di effettuare ulteriori test nucleari, per riportare gli USA al tavolo negoziale.

 

LA COREA E I LEGAMI CON IL MEDIO ORIENTE 

Il governo di Pyongyang continuerà a presentare lo sviluppo di armi nucleari, come l’antidoto alle iniziative imperialistiche americane, simili a quelle che hanno portato alla deposizione dei governi di Gheddafi in Libia e di Saddam Hussein in Iraq, due governi convinti a disarmarsi dagli Stati Uniti, e poi destituiti manu-militari. Sempre nel corso dello stesso anno, Kim Jong-un disporrà la piena riattivazione del reattore nucleare di Yongbyon, mentre intanto la Cina comincia a limitare i propri rapporti finanziari con il suo scomodo alleato regionale, adeguandosi progressivamente alle sanzioni internazionali, azione a cui Pyongyang reagirà lanciando nuovi missili in direzione del Mar del Giappone.

corea del nord kim jong iraq gheddafi iraq saddam hussein
( La Corea disillusa dalla retorica democratica USA )

Nel corso del 2014, i nordcoreani continueranno a testare i loro missili, affinando in particolar modo le capacità del razzo Rodong (Hwasong-7), da cui gli iraniani trarranno molti elementi tecnologici, successivamente travasati nello sviluppo del missile autoctono Shahab-3. Gli stretti rapporti militari tra Iran e Corea del Nord, inizieranno ad essere sospettati dalle intelligence occidentali, preoccupate dalla possibilità che la tecnologia missilistica e nucleare nordcoreana potesse essere acquisita anche dagli iraniani, a cui veniva contestato lo sviluppo del loro controverso programma nucleare. In particolar modo si arriverà ad avanzare l’ipotesi che i test nordcoreani, fossero in realtà commissionati proprio dall’Iran, consentendogli di ottenere dati certi, senza turbare i fragili equilibri mediorientali.

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( Missile iraniano )

I CLAMOROSI SUCCESSI NUCLEARI E BALISITICI

Nel 2015, i progressi balistici nordcoreani, faranno un salto di qualità, testando il loro primo missile sublanciato (SLBM), parliamo del Pukkuksong-1 (KN-11), vettore imbarcato su sottomarini Classe Simpo di fabbricazione sovietica, accreditato di un range di circa 2.000 Km. Nel 2016, i nordcoreani confermeranno gli avvisi cinesi, effettuando ben due nuovi test nucleari sotterranei, conseguendo tuttavia risultati modesti, ben lontani dalle potenzialità di una vera bomba termonucleare, che la propaganda di Pyongyang dava oramai per acquisita. La Corea del Nord approfitterà di questi test per esortare gli USA a mantenere una condotta meno ostile nei loro confronti, presentandola come una condizione necessaria per futuri negoziati sulla denuclearizzazione. Sempre nel corso dello stesso anno, il collaudato vettore Unha-3 riuscirà a mettere in orbita un nuovo satellite, tuttavia a detta delle intelligence occidentali, il lancio si configurava come un test finalizzato a collaudare la tecnologia da implementare nella nuova generazione di missili, oramai prossimi alle potenzialità dei vettori intercontinentali (ICBM).

Missile sublanciato slbm corea del nord
( Missile sublanciato KN-11)

Nel 2017, i Kim Jong-Un incrementerà esponenzialmente il numero dei test missilistici, presenziando personalmente a molti dei lanci, finalizzati a collaudare il nuovo missile a medio raggio (IRBM) Hwasong-12 ed il SLBM (Parksung-2), il loro primo missile a propellente solido, dotato di una tecnologia propulsiva che gli consentiva di abbattere sensibilmente i prolungati tempi di lancio dei tradizionali missili a combustibile liquido. Qualche settimana dopo queste provocazioni, in occasione del 105° anniversario della nascita del padre della patria Kim il-Sung, i nordcoreani esibiranno nel corso di una parata militare il loro arsenale militare, dove spiccava il missile Hwasong-14, un missile intercontinentale accreditato di una gittata di circa 10.000 Km, dotato di un veicolo TEL decisamente simile a quelli in dotazione agli ICBM russi e cinesi. L’Hwasong-14 verrà testato qualche mese più tardi, dimostrando le sue effettive doti tecnologiche, che metteranno la Corea del Nord nelle condizioni di recapitare un arma nucleare all’interno del territorio continentale americano, per la prima volta soggetto alle rappresaglie di un paese del cosiddetto terzo mondo. Il cerchio si chiude con il clamoroso test nucleare del 3 Settembre 2017, culminato con il successo del primo ordigno termonucleare nordcoreano, accreditato di un potenziale di circa 250 Chilotoni, sufficiente ad annoverare la Corea del Nord nell’esclusivissimo club delle nazioni con capacità nucleare militare.

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( Missile intercontinentale Hwasong-14 )

CONCLUSIONI

Il programma nucleare coreano, come abbiamo potuto comprendere, si è sviluppato inizialmente per sopperire all’endemica carenza energetica della Corea del Nord, per poi assumere una connotazione militare, con cui a Pyongyang intendevano mettersi al sicuro dalle crescenti interferenze americane, consequenziali alla perdita del tradizionale scudo geopolitico garantito dall’URSS. Kim Jong-il proverà a disarmarsi sull’onda della Sunshine Policy promossa dal governo sudcoreano, tuttavia la brutale deposizione del governo di Saddam Hussein in Iraq, da parte dell’amministrazione americana Bush, finì col disilludere l’establishment nordcoreano, inducendolo a prendere tempo utile per affinare la tecnologia necessaria a riconvertire il proprio uranio arricchito in armi nucleari, considerate l’unica garanzia di sopravvivenza, dinnanzi alle irrefrenabili ambizioni imperialistiche americane, sostenute dalla martellante retorica liberal-democratica predisposta dai neocon, per certi versi ben più sfacciata della pittoresca propaganda comunista nordcoreana. La rottura dell’Accordo Quadro da parte degli USA, convinse il governo nordcoreano ad accelerare lo sviluppo dei vettori intercontinentali, essenziali per strutturare un deterrente minimo credibile, con cui dissuadere l’aggressività degli Stati Uniti e dei loro partner regionali.

missile intercontinentale h-14
( Gli ICBM nordcoreani )

Ad ogni modo, al contrario di quello che si sarebbe portati a pensare, l’atteggiamento provocatorio nordcoreano persegue un obiettivo decisamente razionale, quello di attirare l’attenzione degli Stati Uniti, non a caso, storicamente le fasi negoziali più intense sono seguite sempre a fasi provocatorie più o meno eclatanti. La volontà nordcoreana di attirare l’attenzione internazionale, oggi risulta decisamente più sfacciata che nel passato, infatti l’approccio mediatico inaugurato da Kim Jong-Un non ha precedenti, e palesa la sua volontà di accelerare i tempi, archiviando il basso profilo che ha contraddistinto per lungo tempo la governance di suo padre Kim Jong-il, d’altronde, oggi a Pyongyang non necessitano di ulteriore tempo per sviluppare il loro arsenale nucleare, perché oggi è una realtà compiuta da capitalizzare quanto prima sul piano internazionale.

Oggi Kim Jong-Un ha tutto l’interesse di riprendere i negoziati multilaterali saltati nel 2009, poiché oggi possiede effettivamente quel capitale politico, che suo padre Kim Jong-il bleffava temerariamente negli anni novanta, durante i negoziati con gli Stati Uniti. La Corea del Nord ed il suo eccentrico regime politico nazional-socialista, hanno smesso i panni dei millantatori, smentendo la rappresentazione macchiettistica propagandata dai media main-stream, dimostrando di poter perseguire ambiziosissimi obiettivi tecnologico-scientifici, sicuramente al di fuori dalla portata di un qualsiasi paese del terzo mondo. Pertanto, per comprendere affondo questo paese, occorre necessariamente ricalibrare i criteri di valutazione, tenendo conto delle sue reali capacità, accantonando l’approccio ideologico mass-mediatico che continua a presentarci la Corea del Nord alla stregua dello Zimbabwe, impedendoci di comprendere appieno la sua realtà politica, e soprattutto i suoi obiettivi strategici reali.

bomba termo-nucleare corea del nord kim jong un atomica
( Kim Jong-Un e la bomba termonucleare nordcoreana )

Fin dall’indomani della seconda guerra mondiale, i nordcoreani non desiderano altro che riconciliarsi con la Corea del Sud, normalizzando la propria posizione regionale ed internazionale, tuttavia questa prospettiva, oggi come ieri, collide con gli interessi americani, che senza la Corea del Nord non potrebbero più giustificare la loro crescente presenza militare nella regione, divenuta essenziale per imbrigliare la prepotenza ascesa geopolitica cinese. La Cina, da parte sua, ambisce a stabilizzare i suoi confini, cooptando i partner regionali per mezzo del suo imponente soft-power finanziario, con cui conta di influire sul processo di riunificazione coreano, dirottandolo su di un binario diverso da quello che gli USA riuscirono ad imporre in Germania, alla tramontante Unione Sovietica.

In Corea si gioca l’ennesima partita geopolitica regionale, la Cina intende cavalcare la crisi nordcoreana, mentre gli USA, al netto della propaganda, preferirebbero mantenere lo status-quo, d’altronde queste strategie sono desumibili dalle posizioni delle due potenze, tuttavia le loro antitetiche ambizioni, rischiano di essere vanificate dalla tradizionale imprevedibilità della Corea del Nord, variabile di non poco conto, che potrebbe indurre Cina e USA a mantenere in vita i consolidati equilibri della guerra fredda, permettendo ai nordcoreani di porsi sullo scacchiere regionale, come una sorta di Francia asiatica, ovvero come una piccola potenza nucleare “Free-Rider” agganciata all’orbita sino-russa, e finalizzata a controbilanciare il paventato riarmo di Corea del Sud, Giappone e Taiwan, tre alleati saldamente agganciati all’orbita americana, che nel medio periodo potrebbero sparigliare sostanzialmente gli equilibri di forza nella regione, limitando l’egemonia regionale dell’asse sino-russo.

La crisi nordcoreana potrebbe anche degenerare in una guerra aperta, dagli esiti catastrofici, infatti indipendentemente dall’arsenale chimico-nucleare, Pyongyang può contare su di una società iper-militarizzata, e su di un esercito numericamente superiore al contingente militare americano attualmente presente in Corea del Sud, senza contare gli effetti devastanti della poderosa artiglieria dislocata in prossimità di Seul. Una guerra, inoltre lederebbe verosimilmente gli interessi economici giapponesi e sudcoreani, avvantaggiando inesorabilmente la posizione economica cinese, pronta ad inserirsi negli spazi lasciati vuoti dai suoi potenti vicini regionali.

Oggi, il presidente americano Donald Trump esaspera la retorica militare, perché sa benissimo di non poter attaccare unilateralmente la Corea del Nord, giacché ciò porterebbe inevitabilmente la Cina ad intervenire in soccorso di Pyongyang, a cui rimane legata da un Trattato di Mutua Difesa pluriennale, poco noto a livello mediatico, ma comunque valido tutt’oggi. Come se ciò non bastasse, gli USA, al netto della propria superiorità militare, scontano un deficit quantitativo che gli impedirebbe di reggere l’impatto iniziale con il corposo esercito nordcoreano, che sopperisce alle carenze tecnologiche dei suoi mezzi convenzionali, con la considerevole quantità di militari perennemente mobilitati, ed altamente motivati dall’efficacissima propaganda patriottica locale. Per via di tutte questi elementi, una guerra in Corea del Nord va considerata un evenienza remota, perché decisamente poco vantaggiosa per tutti gli attori coinvolti, che infatti preferiscono mantenere un approccio aggressivo, ma comunque politico.