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I NARCOS COLOMBIANI (3°Parte)

IL GOVERNO “INSEGUE” ESCOBAR NELLA GIUNGLA

L’efficacissima campagna mediatica che costringerà Pablo Escobar Gaviria a dimettersi dal Parlamento Colombiano riuscirà ad escluderlo dalla politica istituzionale, senza tuttavia impedirgli di continuare ad interessarsi della politica, seppur in una maniera radicalmente diversa. Interesse che coltiverà mettendo sotto intercettazione le utenze telefoniche del responsabile dell’affossamento della sua carriera politica, ovvero l’allora Ministro della giustizia neoliberale Rodrigo Lara Bonilla. Monitoraggio tuttavia rilevato dal colonnello Jaime Ramirez già nel gennaio del 1984, disponendo l’arresto di tre tecnici telefonici nel mese di febbraio. Scoperta che probabilmente indurrà Lara ad intensificare la pressione su di Escobar, proprio per mezzo di Ramirez. Lara, infatti, non si accontenterà della neutralizzazione politica di Escobar, e insieme al colonnello Ramirez organizzerà una sofisticata operazione di intelligence che nel marzo del 1984 porterà alla localizzazione del più grande laboratorio di processamento del Cartello di Medellin, fondato da Josè Gonzalo Rodriguez (el-Mexicano) nel bel mezzo della selva colombiana, dove era stata costruita persino una pista aerea, l’unica infrastruttura con cui era possibile giungervi in mancanza di strade. Il mega-laboratorio in questione era ritenuto talmente sicuro da essere conosciuto dai narcos come “Tranquilandia”. La localizzazione di questo complesso fu resa possibile grazie all’ausilio di alcuni localizzatori satellitari che gli agenti americani della DEA agganceranno ad un lotto di barili contenti solventi chimici prodotti negli Stati Uniti e successivamente importati in Colombia dal cartello per i loro fini produttivi. Coordinate che Lara non esiterà a sfruttare, ordinando al colonnello Ramirez di organizzare un raid che porterà al sequestro e conseguente smantellamento del narco-complesso. Stando alle testimonianze dei fratelli Ochoa, pare che Josè Rodriguez Gacha fosse stato preallertato dai suoi contatti militari dell’imminente raid contro Tranquilandia, ma che dopo essersi consultato con gli altri soci del cartello abbia scartato l’opportunità di respingere l’assalto delle polizia, ritirando il presidio armato comandato dai paramilitari dei fratelli Castaño che lo difendeva notte e giorno, al fine di evitare un’escalation con il governo. Decisione estremamente costosa per Josè Rodriguez “el-Mexicano”, non ancora ripresosi dai precedente raid predisposti dai guerriglieri delle FARC contro altri suoi laboratori.

LARA FA SALTARE EQUILIBRI PERICOLOSI

Al culmine del raid che porterà alla distruzione di Tranquilandia verrà rinvenuto un elicottero Huge 500 riconducibile alla società Helicargo di proprietà di Juan Gonzalo Angel, il fratello di Guillermo Angel, uno dei piloti di spicco del Cartello di Medellin. L’elicottero in questione risulterà essere lo stesso rinvenuto nella tenuta in cui era stato ucciso pochi mesi prima Alberto Uribe, il padre del futuro presidente Alvaro Uribe. Ad ogni modo, il raid delle forze di polizia metterà in seria difficoltà le infrastrutture del Cartello di Medellin, vanificando gli investimenti milionari riversati per la costruzione di questo strategico mega-complesso del narcotraffico. Addirittura, per un certo periodo di tempo, i narcos di Medellin si ritroveranno costretti ad integrare la propria produzione con quella di altri piccoli narcos colombiani e della regione sudamericana, iniziando a specializzarsi soprattutto nelle fasi di trasporto. Ad ogni modo, successivamente all’operazione, la proprietà del laboratorio verrà attribuita a Pablo Escobar e Josè Rodriguez. Poco dopo questa clamorosa operazione, Ramirez provvederà ad aprire alcune indagini che porteranno al sequestro di numerosi aerei privati considerati parte della flotta aerea del Cartello di Medellin, che riuscirà comunque a metterne al sicuro qualcuno nei paesi vicini. Tuttavia, nonostante questi importanti successi contro il narcotraffico, Lara confiderà a Ramirez la percezione del pericolo di un’imminente rappresaglia che lo stesso ufficiale riteneva imminente. Secondo la sorella di Lara, il fratello era convinto che il raid al laboratorio del Cartello di Medellin avesse compromesso gli interessi di numerosi politici ed importanti personalità dell’establishment colombiano. Timori che lo avevano indotto a chiedere al presidente Betancour di essere congedato, ottenendo di essere nominato Ambasciatore in Cecoslovacchia, dove avrebbe dovuto prendere servizio nel mese di giugno.

Ad ogni modo, a detta di testimoni reduci del cartello, sebbene lo smantellamento di Tranquilandia abbia irritato particolarmente Josè Rodriguez, la proposta avanzata da Escobar di uccidere il ministro Rodrigo Lara lo lascerà alquanto indifferente, al contrario dei fratelli Ochoa che, invece, pur non condividendola, ritenendola una mera vendetta politica del loro socio, decideranno di avallarla tacitamente, perché intimoriti dalla suo temperamento risoluto e autoritario. Gli Ochoa, infatti, pur essendo i pionieri del narcotraffico di Medellin, erano generalmente considerati radicalmente diversi da Escobar e Rodriguez, essendo largamente riconosciuti come soggetti gentili, cordiali, pacati e decisamente più ragionevoli di molti dei loro soci. Per farsi un’idea delle personalità prevalenti all’interno del Cartello di Medellin, basta far presente che chi li ha conosciuti riteneva che in caso di problemi il Mexicano non esitasse a uccidere senza rifletterci due volte come, invece, era solito fare Escobar, mentre gli Ochoa preferivano ricorrere alla violenza solo come extrema ratio. Infine, va considerato che a detta di molti reduci del cartello, il clan Ochoa, per quanto costituisse il nucleo originario del Cartello di Medellin, fosse privo del potere militare di cui godeva Escobar, e che ciò gli avesse convinti della necessità di mantenerselo amico, beneficiando della sua protezione.

Ministro giustizia Colombia Rodrigo Lara Bonilla
( Il Ministro della giustizia colombiano Rodrigo Lara Bonilla )

I “SICARI D’ELITE” DEL CARTELLO DI MEDELLIN

Le riserve degli Ochoa verso il proposito dell’assassinio del Ministro Lara non erano certo campate in aria, poiché Escobar, un po’ per senso di vendetta, un po’ per pervasiva influenza del suo consulente politico Alberto Santofimio, convincerà i suoi soci della necessità di bloccare eventuali nuove operazioni, eliminandolo. Alcune fonti sostengono che il leader del Cartello di Medellin abbia tentato di commissionare l’assassinio di Lara ai guerriglieri del M-19 che, tuttavia, si sarebbero rifiutati di uccidere un’esponente del fronte progressista. Diniego che indurrà Escobar ad organizzare autonomamente la fine di Lara, inviando a Bogotà il capo dei suoi sicari, John Jairo Arias “Piniña”, a raccogliere intelligence sulla sua routine, approntando i piani per un attentato insieme alla famigerata banda dei fratelli Prisco. Sulla banda dei “Los Priscos” vale la pena aprire una parentesi, perché ricopriranno un ruolo fondamentale nella la strategia terroristica che da lì a poco il Cartello di Medellin scatenerà in Colombia. I fratelli Prisco, capeggiati da David Ricardo Prisco, agli esordi criminali erano noti per aver allestito un proficuo mercato nero all’interno del quartiere di Aranjuez, dove rivendevano merce rubata a prezzi ribassati, acquisendo una certa popolarità tra i sobborghi poveri della città di Medellin. Più avanti, i fratelli Prisco estenderanno rapidamente i loro traffici fino al sicariato, fino ad essere reclutati da “Piniña” nell’infrastruttura militare del Cartello di Medellin, dove diverranno un vero e proprio corpo sicariale di élite. Fama costruita dall’intelligenza criminale di David Ricardo e dall’efferatezza del fratello Armando, generalmente riconosciuto come un vero e proprio squilibrato. La banda dei Los Priscos crescerà rapidamente in consistenza e rilevanza fino a contare centinaia di sicari, tutti pesantemente armati, e molti dei quali addestrati da Isaac Guttman Esternberg, un mercenario israeliano che all’epoca gestiva un poligono di tiro a Sabaneta, dove questa banda di criminali si specializzeranno nel tendere agguati dinamici in moto. Il potere dei Los Priscos diverrà tale da dissuadere persino la polizia dall’operare all’interno del quartiere Aranjuez, dove i pochi ufficiali che si intravedevano erano tutti a loro libro paga.

IL CARTELLO DI MEDELLIN UCCIDE IL MINISTRO LARA

Saranno proprio i Los Priscos a portare a termine l’agguato che il 30 aprile crivellerà l’auto del Ministro della giustizia Rodrigo Lara, uccidendolo tra le strade della trafficata capitale colombiana. Agguato che, secondo alcune speculazioni non meglio provate, potrebbe essere stato stato agevolato dagli agenti servizi di sicurezza che avrebbero abbassato la velocità dell’auto del ministro, favorendo l’iniziativa dei sicari in moto. Escobar sarebbe stato informato della fine di Lara al suo rientro da una battuta di pesca insieme ad alcuni amici nei pressi del fiume adiacente la sua Hacienda Napoles, che lascerà precipitosamente per rifugiarsi a Panama, dove nel giro di qualche ora si riunirà un considerevole numero di altri narcos colombiani, intimoriti dalla inevitabile reazione del governo. Escobar e gli altri boss di Medellin verranno ospitati nella residenza locale di Mauricio Restrepo, un narcos di cui si conosce poco, ma che alcune tesi ritengono svolgesse il ruolo di coordinatore delle rotte nautiche americane del cartello. Il rifugio panamense sarebbe stato agevolato anche dall’intelligence del presidente Manuel Noriega, che in quell’occasione avrà modo di sdebitarsi con Escobar per il precipitoso smantellamento dei laboratori del 1981, permettendogli di installarne di nuovi all’interno della giungla. A detta di testimoni reduci del cartello, il complesso di processamento allestito dal Cartello di Medellin nella giungla panamense era cinque volte più esteso di Tranquilandia, rispetto a cui era decisamente più comodo da fruire, essendo collocato strategicamente a metà strada tra la Colombia, il Messico e gli Stati Uniti. Infatti, a partire da quel momento, la rotta messicana comincerà a diventare sempre più strategica per i narcos colombiani, alle prese con il rafforzamento dei controlli statunitensi sulla regione caraibica. In Messico, infatti, il potente Cartello di Guadalajara di Miguel Angel Felix Gallardo riusciva a sfruttare l’immenso, e poco pattugliato, confine con gli Stati Uniti per contrabbandare agevolmente gli ingenti carichi mobilitati dai cartelli colombiani, per di più con minori rischi e senza l’assillo del dover anticipare capitali. Detto questo, durante il soggiorno panamense, ad appena 7 anni, il figlio di Escobar, Juan Pablo, apprenderà dal padre il suo status criminale, mentre intanto sua moglie dava alla luce la secondogenita Manuela.

Pablo Escobar jet narcos cartello Medellin
( Pablo Escobar scende dal suo jet privato )

La notizia dell’assassinio del Ministro Lara spiazzerà molti narcos colombiani ignari dell’iniziativa intrapresa dal potente Cartello di Medellin. Addirittura, il leader del Cartello di Cali, Gilberto Rodriguez Orejuela, apprenderà la notizia in Brasile, dove si era recato insieme alla moglie per seguire l’America de Cali alle prese con la Copa Libertadores. La notizia dell’assassinio di Lara lo contrarierà parecchio, perché oltre a spiazzare il suo cartello, a suo dire, avrebbe costretto il presidente Betancur ad applicare il trattato di estradizione verso gli Stati Uniti, che fino a quel momento aveva tenuto congelato. In quel frangente, Rodriguez deciderà di rifugiarsi in Spagna, dove più avanti si recherà anche un importante membro del Cartello di Medellin come Jorge Ochoa. I due narcos colombiani, sebbene appartenenti a due cartelli diversi, condividevano un’amicizia e, soprattutto, le quote della panamense Interamericas Bank, dove riciclavano discretamente i loro fondi neri. Ochoa e Rodriguez si sarebbero recati in Spagna su invito del faccendiere Ulises Betancur, probabilmente per strutturare una nuova rotta europea e per strutturare investimenti all’interno di un paese compiacente, come dimostrato dagli ingenti investimenti effettuati nel paese dal “narco-broker” Juan Matta-Ballesteros. Investimenti che, tuttavia, non sfuggiranno alle indagini della DEA statunitense. Nonostante i cordiali rapporti intrattenuti fino a quel momento, Gilberto Rodriguez si lamenterà dell’iniziativa unilaterale con cui Escobar aveva eliminato il Ministro Lara, contestando le conseguenze poiché aveva prodotto conseguenze anche per chi non fosse stato tenuto in considerazione, lasciandolo in balia di eventi significativi non voluti.

LA PRIMA TRATTATIVA STATO-MAFIA

L’assassinio del Ministro Lara convincerà il presidente Betancur ad annunciare lo scongelamento del trattato di estradizione con gli Stati Uniti, mentre il Ministero della giustizia passava a Enrique Parejo Gonzalez, protagonista di una nuova serie di sequestri di aeromobili sospettati di essere nella disponibilità di importanti narcos come gli Ochoa. Sempre all’indomani dell’assassinio di Lara verrà arrestato per possesso illegale di armi da fuoco il narcotrafficante Evaristo Porras, lo stesso che lo avrebbe finanziato con l’assegno pubblicizzato da Escobar nel corso di una seduta parlamentare. Ad ogni modo, durante il soggiorno panamense i boss di Medellin incaricheranno il faccendiere liberale Santiago Londono White di sfruttare i propri contatti politici per intavolare una trattativa con il governo al fine di trovare un accomodamento politico della situazione. Negoziato che verrà sondato dall’ex-presidente liberale Alfonso Lopez, che verso la fine di maggio si sarebbe recato a Panama per incontrare i leader del Cartello di Medellin presso l’hotel Marriot. Visita ufficiosa che l’ex-presidente colombiano effettuerà a margine della missione di monitoraggio delle elezioni panamensi. Stando ad alcuni testimoni, Escobar avrebbe negato a Lopez di essere coinvolto nell’assassinio di Lara, pur avanzando l’impegno a smantellare il Cartello di Medellin e a reinvestire i gli ingenti proventi accumulati dai suoi soci all’interno dell’economia colombiana, arrivando addirittura ad offrire si ripagare il debito pubblico nazionale della Repubblica di Colombia. L’ex-presidente Lopez si congederà da Escobar con l’impegno di far pervenire la loro offerta all’amministrazione del presidente Betancur, passandola all’ex-ministro conservatore Bernardo Ramirez, un vecchio amico del presidente colombiano dell’epoca. Una volta appresa la proposta, Betancur invierà a Panama il Procuratore generale Carlos Jimenez insieme al generale Jaime Hernandez che, a quanto pare, viaggeranno a bordo di un jet privato di proprietà della famiglia Londono White. In quell’occasione, i boss del Cartello di Medellin riaffermeranno la loro disponibilità a smantellare i loro traffici illeciti a condizione che il trattato di estradizione venisse eliminato, o quantomeno applicato a reati successivi all’accordo, schermando i loro precedenti. Betancur sembrerà propenso ad accettare la proposta dei narcos, accennandone informalmente l’intenzione all’editore del popolare quotidiano colombiano “El Tiempo”, Juan Manuel Santos (il futuro presidente), che non esiterà a pubblicare la notizia sulla stampa, suscitando uno scandalo che affosserà questa prima trattativa stato-mafia.

Presidente Colombia Alfonso Lopez
( L’ex-presidente liberale colombiano Alfonso Lopez )

L’ASSE NARCO-GUERRIGLIERO

L’affossamento della trattativa contrarierà particolarmente Jorge Ochoa, che più avanti, nel corso di un’intervista, avrà modo di sostenere che in quel frangente il governo avrebbe avuto modo di evitare le spirale di caos che è derivata dalla scelta del governo Betancur di non negoziare lo smantellamento del principale cartello che dominava il narcotraffico in Colombia. Lo scandalo che ne conseguirà, inasprirà ulteriormente le posizioni degli Stati Uniti che, una volta appresa la presenza dei narcos colombiani a Panama, esigeranno da Noriega l’arresto e l’estradizione dei boss ricercati. Richiesta che l’infido e scaltro Noriega non esiterà ad accogliere, confidando così di alleggerire la pressione che Washington esercitava sul suo governo. Secondo alcune testimonianze, i leader del Cartello di Medellin, in volo su di un aereo con a bordo un carico diretto a Panama, riusciranno a scampare alla trappola di Noriega dopo che Escobar intuirà dalle inconsuete istruzioni ricevute dalla torre di controllo panamense che li esortava ad atterrare in un particolare area della pista, decidendo di cambiare rotta verso il vicino Nicaragua, dove il jet privato dei narcos effettuerà un atterraggio di emergenza. Una volta atterrato, Escobar verrà informato dai suoi contatti che la polizia colombiana era stata mobilitata per arrestarlo una volta atterrato in patria, dove i panamensi erano convinti l’aereo sarebbe atterrato dopo aver mancato il loro aeroporto. Stando ad alcuni testimoni dell’epoca, una volta appreso il nuovo tradimento di Noriega, Escobar darà in escandescenza, minacciando di ucciderlo come il Ministro Lara, mentre il Mexicano e i fratelli Ochoa lo ascoltavano perplessi.

Presidente Panama Manuel Noriega narcos colombiani Cartello Medellin
( Il Presidente panamense Manuel Noriega )

Ad ogni modo, in Nicaragua Escobar riuscirà a sfruttare i contatti privilegiati costruiti con il leader dell’M-19, Ivan Marino Ospina, meglio noto come “Ivan il Terribile”, grazie a cui verrà messo in contatto con il governo sandinista locale, ottenendo protezione in cambio di 1 milione di dollari per ogni boss del cartello rifugiato. Grazie ai buoni uffici dell’M-19 strategicamente strutturati da Escobar,  i boss del Cartello di Medelin sarebbero riusciti a stringere un accordo con i leader sandinisti Tomàs Borge, Federico Vaughan e Daniel Ortega, finanziando la loro causa rivoluzionaria in cambio della possibilità di istallare in loco i laboratori a cui avevano dovuto rinunciare a Panama. L’accordo verrà stipulato nonostante le perplessità dei fratelli Ochoa, che non gradivano molto la prospettiva di rimanere in un paese instabile come il Nicaragua. Ad ogni modo, al netto delle riserve sulla sicurezza del paese, durante il loro soggiorno nicaraguense, i narcos di Medellin saranno addirittura ospitati all’interno di una base militare, dove secondo alcuni sicari di scorta, Escobar si sarebbe dilettato a sfidare a tiro a bersaglio Marino e Ortega, battendoli. Durante questo periodo, Marino stringerà una profonda amicizia con Escobar, con cui condivideva gli ideali socialisti rivoluzionari, e di cui apprezzava la personalità popolare che lo differenziava dai molti dei suoi soci. In quell’occasione Ospina avrebbe regalato uno dei Kalashnikov appena importati con la complicità dei guerriglieri nicaraguensi, esprimendogli solidarietà per la sua lotta contro l’estradizione.

Manuel Marulanda Ivan Marino Ospina guerriglieri Colombia M19
( Il leader guerrigliero delle FARC Manuel Marulanda, con il leader dell’M-19 Ivan Marino Ospina )

L’amicizia tra Escobar e i guerriglieri dell’M-19 permetterà al Cartello di Medellin di ottenere agganci anche a Cuba, dove, secondo ad alcuni reduci del cartello, avrebbero persino intrattenuto rapporti indiretti con Fidel e Raul Castro. Secondo Carlos Castaño, i primi carichi colombiani inoltrati nell’isola sarebbero stati inoltrati sugli aerei con cui con cui il leader guerrigliero colombiano Carlos Pizarro era solito trasferirsi da Panama e Cuba. Secondo questa tesi, grazie alla mediazione di Pizarro e Marino, e alle sue simpatie per gli ideali rivoluzionari dei fratelli Castro, Pablo Escobar sarebbe riuscito a vincere la loro iniziale ritrosia, convincendoli a collaborare. Secondo altre speculazioni, Escobar si sarebbe recato personalmente a Cuba insieme a Fernando Galeano per negoziare con Raul Castro, ipotizzano persino la costruzione di un laboratorio in Angola. Secondo uno dei suoi sicari, Escobar riteneva Raul Castro una persona seria, ma abbastanza scaltra da fiutare gli affari. E sempre secondo queste speculazioni, Raul Castro avrebbe autorizzato il generale Arnaldo Ochoa a cooperare con i narcos di Medellin, con tutta la riservatezza del caso, interfacciandosi con Jorge Avendaño, detto “el-Cocodrilo”, l’intermediario designato dal Cartello di Medellin. Secondo queste controverse testimonianze, da Cuba sarebbero partiti regolari carichi diretti in Florida, dove venivano scaricati discretamente nella miriade di porticcioli privati che caratterizzano la zona. Carichi trasportati da lance rapide rifornite dai cubani che facevano la spola con la Florida, ritornando carichi di dollari che el-Cocodrilo divideva effettivamente con i militari cubani. Alcuni di questi carichi partivano da Puerto Buenaventura, sulla costa pacifica colombiana, diretti in Messico, dove venivano spediti nell’isola caraibica avvalendosi di aerei messicani. Escobar, infatti, desiderava inaugurare una nuova rotta alternativa a quella messicana, dove le tariffe di cooperazione avanzata dal Cartello di Guadalajara di Miguel Angel Felix Gallardo lievitavano mese dopo mese. Sempre secondo la testimonianza di uno dei sicari di fiducia del boss, Escobar avrebbe addirittura chiesto ai cubani di acquisire o utilizzare un sottomarino russo per agevolare i suoi traffici, senza tuttavia riuscire a convincere i cubani.

LA MATASSA NARCO-GUERRIGLIERO-AMERICANA

Al netto delle speculazioni, vere o presunte, la partnership tra il Cartello di Medellin e i sandinisti nicaraguensi continuerà senza dubbio alcuno. Sempre durante il soggiorno nicaraguense, Escobar verrà messo a conoscenza da Ivan Marino del suo progetto di assalto del palazzo di giustizia, con cui l’M-19 intendeva punire lo scarso impegno dell’amministrazione Betancur nel processo di pace. In quell’occasione, Escobar proverà a convincere Marino a cambiare obiettivo, proponendo un assalto al palazzo del Senato che, tuttavia, il leader dell’organizzazione rigetterà, sostenendo che il piano fosse già approntato grazie all’intelligence raccolta da guerriglieri infiltrati all’interno della caffetteria del palazzo di giustizia, mentre in Senato non avevano nessun aggancio. Ad ogni modo, il piano di Marino verrà messo in stand-by dall’M-19, che non condivideva la sua linea dura, preferendo insistere con il dialogo che nel mese di agosto porterà al raggiungimento di una tregua con l’amministrazione Betancur. Questa fase interlocutoria tra i due personaggi verrà inframezzata da un episodio che, sul finire del giugno del 1984, pregiudicherà il futuro di Pablo Escobar e Josè Rodriguez, fotografati sulla pista dell’aeroporto a Managua mentre caricavano un aereo su cui la DEA aveva precedentemente occultato una fotocamera, grazie all’ausilio del pilota americano Barry Seal, personaggio su cui vale la pena soffermarci per inquadrare meglio il ruolo degli Stati Uniti in questa complicata storia. Seal, infatti, pare conoscesse David Ferrie, un altro pilota sospettato di aver un ruolo collaterale a quello di Lee Harvey Oswald nell’assassinio dell’allora presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy. Contatto che avrebbe messo Seal in contatto con l’intelligence americana, che lo coinvolgerà nelle operazioni sotto copertura con cui Washington aveva armato i ribelli cubani anti-castristi tra gli anni 50 e 60, fino alla fallimentare invasione della baia dei porci.

Barry Seal pilota narcos Cartello Medellin Nicaragua USA
( Il pilota americano Barry Seal )

Più avanti, Seal collaborerà ancora con l’intelligence americana, trasportando saltuariamente carichi di armi destinati ai ribelli “Contras” del Nicaragua, da dove ritornava negli Stati Uniti con l’aereo carico di sostanze illecite che, stando alla dinamiche dello scandalo Iran-Contras, sarebbero state rivendute per ricavare i fondi necessari a sopperire ai finanziamenti negati dal Congresso americano a favore dei ribelli nicaraguensi anti-sandinisti. Voli sotto copertura che partivano dall’Arkansas, all’epoca governato da Bill Clinton, in un contesto che più avanti verrà interessato da un’indagine relative ad alcune attività di riciclaggio di fondi narcos che coinvolgerà una serie di società locali, tra cui quella di proprietà di Dan Laster, per cui lavorava Roger Clinton, il fratello del futuro presidente americano. Groviglio di interessi e collusione, in cui sarebbe stato coinvolto Barry Seal, che porterà all’apertura di un’inchiesta nel 1986 che, tuttavia, non riuscirà a fare piena chiarezza sul caso. Groviglio di interessi che avrebbe visto anche il coinvolgimento del narco-broker honduregno Juan Matta Ballesteros che, al contrario dei narcos di Medellin, avrebbe cooperato attivamente con le milizie contras del Nicaragua, e di conseguenza con i loro sponsor statunitensi, mettendo persino a disposizione la sua compagnia aerea fittizia per trasportare armi, soldi e sostanze illecite. Addirittura, secondo il figlio di Escobar, Juan Pablo, suo padre cooperava discretamente con l’intelligence americana, favorendo le dinamiche finanziarie collaterali all’affaire Iran-Contras. Secondo Juan Pablo Escobar, senza il discreto placet americano il narcotraffico non avrebbe mai potuto assumere le dimensioni che ha raggiunto, aggiungendo che il Cartello di Medellin godesse di una rotta privilegiata che permetteva di sdoganare con una certa tranquillità i propri carichi all’interno di un aeroporto della Florida senza la necessità di occultarli, dove grazie ad alcuni agenti corrotti della DEA riuscivano ad eludere la trafila dei controlli.

A prescindere dalle speculazioni accennate, quel che è sicuro è che negli anni precedenti all’inchiesta, Barry Seal verrà assunto dal clan Ochoa per muovere i carichi del Cartello di Medellin verso il sud degli Stati Uniti. E sarà proprio negli USA che, nel 1984, Seal verrà attenzionato dalle autorità, insospettite dai serbatoi sovraccaricati dei suoi aerei che lasciavano ipotizzare tratte più lunghe di quelle ufficialmente autorizzate nei piani di volo, portando al suo arresto. Tuttavia, anche se la verità non si saprà mai, Seal riuscirà a negoziare con la DEA un accordo di collaborazione con cui fornirà informazioni sui sui committenti colombiani, ottenendo una drastica riduzione delle accuse a suo carico, sommata ad un regime di semilibertà accordatogli dalle autorità della Lousiana, dove deciderà di stabilirsi, rinunciando al programma di protezione testimoni. Informazioni preziose con cui gli americani verranno a conoscenza della partnership tra il Cartello di Medellin ed i sandinisti nicaraguensi, che una volta messa in evidenza avrebbe permesso all’intelligence americana di sbloccare i finanziamenti ai ribelli Contras fino a quel momento bloccati dal Congresso. Obiettivo che gli americani riusciranno a conseguire, occultando sull’aereo di Barry Seal una fotocamera che in Nicaragua immortalerà Pablo Escobar e Josè Rodriguez nell’atto di caricare l’aereo con i loro loschi carichi, sotto la supervisione del leader sandinista Federico Vaughan. Foto che, oltre a rivelare l’identità dei leader del Cartello, evidenzierà anche la contiguità criminale tra i narcos colombiani e i sandinisti nicaraguensi. Foto che verrà pubblicata tempo dopo il rientro dell’aereo atterrato negli Stati Uniti, e sequestrato dalla DEA. Sequestro che secondo alcuni testimoni reduci del cartello suscitò immediatamente i sospetti dei boss nei confronti di Barry Seal, poiché ritenevano che in quel mondo non esistessero coincidenze ma solo tradimenti. Sospetti che il Clan Ochoa polarizzerà immediatamente su Barry Seal, che si riproporranno di uccidere ben prima della pubblicazione della foto, perché non sopportavano l’idea di essere stati traditi da quello che consideravano un amico di famiglia, tanto che Fabio Ochoa faticherà a rinunciare all’idea di recarsi negli Stati Uniti per ucciderlo personalmente. Escobar, dal canto suo, sonderà con un suo pilota di fiducia la possibilità di installare sugli aerei del cartello delle cariche esplosive programmabili nel caso in cui in futuro finissero sequestrati.

Pablo Escobar Gonzalo Rodriguez Gacha Mexicano Fotografia Nicaragua Barry Seal narcos cartello Medellin
( Pablo Escobar e Gonzalo Rodriguez fotografati mentre caricano l’aereo di Barry Seal in Nicaragua )

Lo scandalo che conseguirà alle narco-foto convincerà i leader del Cartello di Medellin dell’inopportunità del rimanere in Nicaragua, concordando con i sandinisti la precipitosa risoluzione della loro partnership, optando per il ritorno in patria, dove decideranno di fronteggiare lo stato che voleva estradarli, fondando l’organizzazione degli “Extraditables” (Estradabili), il cui motto sarà “meglio una tomba in Colombia che un carcere negli Stati Uniti”. Escobar riuscirà a rimpatriare con un suo aereo privato atterrando direttamente nella pista della sua Hacienda Napoles, avvalendosi della complicità delle autorità aeree a suo libro paga. Mentre altri suoi soci, come Jorge Ochoa, preferiranno riparare in Spagna, mentre in Colombia le autorità congelavano una delle sue compagnie aeree, intestate ad un suo prestanome. Nel frattempo, negli Stati Uniti, la DEA arrestava Mariano Ospina Baraye, il nipote dell’ex-presidente colombiano Mariano Ospina, accusato di riciclaggio di fondi neri, reato per cui verrà condannato a dieci anni, successivamente ridotti a quattro.

IL “RITORNO A CASA” DI ESCOBAR

Una volta tornato in Colombia, Pablo Escobar apprenderà dal fratello maggiore Roberto la brutalità della perquisizione della sua abitazione all’indomani dell’assassinio del Ministro Lara. Il terrorizzato Roberto Escobar, temendo per la propria incolumità, chiederà a suo fratello Pablo di metterlo sotto la sua protezione, abbandonando la fabbrica di “bicilette Ositto”, e con essa la vita onesta. Ben presto, malgrado l’atteggiamento timoroso e pessimista che lo ha sempre contraddistinto, Roberto inizierà a vivere all’ombra del potente e intraprendente fratello, gestendo alcuni dei  fondi neri del Cartello di Medellin, dove verrà riconosciuto come “el-Osito” (l’orsetto), un nomignolo affibbiatogli da un cronista che, a margine di una gara di ciclismo a cui partecipò in gioventù, lo vide tagliare il traguardo talmente infangato da sembrare per l’appunto un orsetto. Roberto Escobar, infatti, prima di aprire la sua fabbrica di bicilette, vincerà alcune importanti gare ciclistiche, arrivando ad allenare importanti squadre. Roberto Escobar, caratterizzato da una personalità meno intraprendente, e decisamente meno carismatica, del fratello Pablo, si abituerà comunque a parassitare le sue fortune, ritagliandosi un posto all’interno del Cartello di Medellin dove, tuttavia, non riuscirà a ricoprire posizioni di vertice. Col tempo si guadagnerà un posto nell’imponente macchina ricicla soldi del cartello coordinata dal cugino Gustavo Gaviria, cambiando radicalmente stile di vita, lasciando la prima moglie per una giovane modella, dilapidando svariati milioni di dollari nell’acquisto di cavalli e spedendo il suo viziatissimo figlio Nicolas a studiare in Svizzera, dove frequenterà un prestigioso istituto privato insieme a personaggi del calibro del figlio dello Shah, Ali Reza Pahlavi, e altri principi del Qatar. Anche il coetaneo figlio di Gustavo Gaviria, Gustavo Jr., si istruirà in Svizzera, distinguendosi per il suo stile di vita opulento, di cui Nicolas Escobar metteva regolarmente suo padre, imparando a diffidare del suo infido cugino, geloso delle spropositate ricchezze a sua disposizione. Infatti, sebbene Gustavo Gaviria fosse considerato ben più ricco di Pablo Escobar, mal tollerava gli sperperi finanziari europei del figlio in auto e donne di cui veniva messo al corrente dal discreto, ma invidioso, nipote. Svizzera in cui, con molta probabilità, gli Escobar, e non solo loro, detenevano numerosi e sostanziosi conti correnti. Nonostante il lusso in cui viveva, il giovane Nicolas Escobar ignorerà per molto tempo la fonte delle ricchezze del padre, vivendo una vita ben diversa da quella di suo cugino Juan Pablo Escobar che invece crescerà contornato dai sicari di fiducia di suo padre.

Cartello Medellin soci boss Escobar Gaviria Rodriguez Ochoa narcos ricercati
( Segnaletica con le ricompense milionarie dei boss del Cartello Medellin )

Poco dopo il suo rientro in Colombia, nel settembre del 1984, Escobar verrà raggiunto dalla notizia del rapimento di suo padre Abel mentre seguiva i lavori di ultimazione del suo lussuoso Edificio Monaco, e a cui, secondo sua moglie, reagirà in modo imperturbabile, come era suo solito. Infatti, sebbene ricercato, Escobar continuava a muoversi tranquillamente all’interno della sua Medellin, godendo della complicità delle forze dell’ordine a suo libro paga e, soprattutto, delle centinaia di sicari che curavano la sua sicurezza organizzando ben tre anelli di sicurezza ovunque andasse. Ad ogni modo, quando i rapitori di Abel Escobar prenderanno contatto telefonico con suo figlio per chiedere un riscatto, Pablo avrebbe risposto ai sequestratori che se erano i soldi che cercavano avrebbero fatto meglio a rapire lui e non suo padre, che di soldi non ne aveva mai avuti. Nel giro di poche ore Escobar capirà che suo padre non si ritrovava nelle mani di guerriglieri, ma in balia di criminali comuni alle prime armi, e chiederà al fratello Roberto di offrire loro una prima tanche da 200.000 pesos, tra cui occulterà un localizzatore che gli consentirà di localizzare il covo della banda, liberando facilmente suo padre dopo due settimane di sequestro. Stando alla testimonianza della sorella, poco tempo dopo la liberazione di suo padre, Escobar manderà un elicottero a prelevarlo dalla fattoria dove viveva per andare ad identificare i suoi aguzzini, che farà torturare ed uccidere in sua presenza. Tuttavia, malgrado le criticità relative alla sua sicurezza, Escobar non riuscirà a convincere suo padre a lasciare la sua fattoria per trasferirsi in città, giacché preferiva continuare a condurre una vita da semplice allevatore, per nulla affascinato dai soldi e la bella vita che sua moglie ed il resto della sua famiglia conducevano a Medellin. A margine di tutto ciò, la famiglia di Pablo Escobar legittimerà molte delle sue risorse finanziarie criminali, acquisendo una serie di premi lotteria che verranno intestate alla giovanissima figlia Manuela, mentre sua moglie Maria Victoria Henao continuerà a trascorrere le sue giornate acquistando costosissime opere d’arte, facendo il giro delle gallerie del paese a bordo della sua limousine.

Pablo Escobar Maria Victoria Henao
( Pablo Escobar e sua moglie Maria Victoria Henao )

Secondo il nipote Nicolas Escobar, a rinforzo della sicurezza del patrimonio della sua famiglia, Pablo Escobar farà inserire nel libretto delle auto dei suoi parenti un foglio controfirmato in cui esortava gli eventuali ladri a restituirle ai loro legittimi proprietari, evitando di andare incontro alle conseguenze che avrebbe inevitabilmente affrontato chi osasse insidiare i familiari del leader del Cartello di Medellin. Tuttavia, al suo ritorno in Colombia, Escobar sarà costretto a smettere di girare autonomamente per Medellin, rinunciando alle numerose auto sportive che arricchivano il suo sconfinato parco macchine, tra cui le numerose Porsche di cui era grande estimatore, per la paura di essere arrestato in solitudine. Detto questo, una volta risolto il sequestro di suo padre, Escobar si ritroverà presto alle prese con la pressione giudiziaria conseguente la fine del Ministro Lara, che alcuni suoi soci, come Pablo Correa, non mancheranno di contestargli. Nel caso specifico di Correa, Escobar riuscirà a placare le sue rimostranze accettando di eliminare Frank Guterrez, un suo socio rivale, delegandone l’assassinio al suo capo scorta Ruben Londono “la-Yuca”, che porterà a termine il suo incarico allestendo un commando di sicari travestiti da poliziotti. Escobar, infatti, replicherà più volte questo schema “cinematografico”, utilizzando l’assassinio come soluzione alle criticità che gli si ponevano davanti, e ciò valeva sia per i suoi nemici istituzionali che per i suoi avversari interni al cartello.

LA NARCO-CATTIVITA’ SPAGNOLA

Qualche giorno dopo la liberazione di Abel Escobar, il 15 novembre del 1984, i narcos colombiani verranno scossi dalla notizia dell’arresto in Spagna di Jorge Ochoa Vasquez e di Gilberto Rodríguez Orejuela, due esponenti di spicco dei cartelli di Medellin e Cali. Arresto provocato dalle indagine sugli ingenti movimenti finanziari che i due boss avevano operato in un ristrettissimo lasso di tempo, sommato allo stile opulento che caratterizzava il loro soggiorno iberico che attirerà le attenzioni degli inquirenti locali, ben indirizzati dalla DEA. In quel frangente, i due narcotrafficanti rischieranno di essere estradati verso gli Stati Uniti. Dinnanzi a questa prospettiva, i due cartelli colombiani coopereranno attivamente per ottenere il rimpatrio dei due boss, coordinando gli sforzi politici necessari a sventare la prospettiva della loro estradizione diretta verso gli Stati Uniti, dove Jorge Ochoa era stato appena incriminato in conseguenze delle deposizioni del suo pilota aereo Barry Seal. La rivista Forbes arriverà ad accusare Ochoa di essere un narcotrafficante plurimiliardario, con un patrimonio stimato in più di 7.000 milioni di dollari. Ed effettivamente, secondo alcune fonti, i soldi complessivamente guadagnati dal Cartello di Medellin erano talmente tanti da non poter essere nemmeno contati ma pesati, solo per avere un resoconto indicativo. Ad ogni modo, durante il periodo di detenzione spagnola Gilberto Rodriguez avrà modo di fare una conoscenza che cambierà il corso della storia colombiana. Parliamo di un terrorista dinamitardo integrante all’organizzazione basca dell’ETA, meglio noto con l’alias di “Miguelito”, il cui ruolo verrà approfondito nella 4° parte di questo focus.

Ritornando alla crisi spagnola, Pablo Escobar utilizzerà tutti i suoi contatti politici per liberare il suo amico Jorge, chiedendo assistenza ad un architetto locale legato al governo spagnolo e alla giustizia locale. Un altro importante narcos come Mauricio Restrepo, preoccupato dalla possibile estradizione dell’amico Jorge, arriverà ad ipotizzare un sofisticato piano di evasione che prevedeva di far atterrare un elicottero all’interno della prigione madrilena in cui era detenuto il socio, senza, tuttavia, riuscire ad implementarlo. I narcos dei cartelli di Medellin e Cali racimoleranno tra i loro membri più di 30 milioni di dollari con cui corrompere le persone necessarie ad ottenere il rimpatrio di Ochoa e Rodriguez. Miguel Rodriguez, si attiverà personalmente per favorire il rimpatrio del fratello Gilberto incontrando persino il Ministro della giustizia spagnolo nel maggio del 1985, sfruttando la sua fedina penale pulita e l’immagine pulita di manager calcistico, dietro di cui, in realtà, si celava il numero due del Cartello di Cali. Contatti politici che non mancherà di sfruttare nemmeno il Cartello di Medellin, dal momento che l’ambasciatrice colombiana in Spagna dell’epoca era una cugina dello stesso Jorge Ochoa. Ad ogni modo, pochi giorni dopo l’arresto di Ochoa e Rodriguez, un’autobomba esploderà nei pressi dell’ambasciata statunitense a Bogotà. Attentato su cui non si farà luce, e che verrà ricondotto sia ad ambienti narcos che ad ambienti guerriglieri. Il mese successivo a questi eventi, sarà Escobar a sfuggire rocambolescamente ad un primo tentativo di cattura.

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( Diego Armando Maradona con uno dei leader del Cartello di Cali Miguel Rodriguez Orejuela )

IL GOVERNO APPLICA IL TRATTATO DI ESTRADIZIONE

L’amministrazione Betancur inizierà il 1985 applicando per la prima volta il trattato di estradizione verso gli Stati Uniti, a cui consegnerà Hernan Botero, il presidente della squadra di calcio Atletico Nacional di Medellin (squadra finanziata indirettamente da Escobar, sebbene fosse tifoso del Deportivo Indipendiente di Medellin, la squadra dei ceti più popolari della città), con l’accusa di aver riciclato 55 milioni di dollari in una banca della Florida, sebbene all’epoca dei fatti tale fattispecie di reato non esistesse ancora nell’ordinamento colombiano. L’arresto di Botero impressionerà talmente tanto i boss del Cartello di Medellin da inserire la sagoma del suo arresto nel simbolo dell’organizzazione degli “Extraditables” (Estradabili), che reagirà contestando pubblicamente la scelta del governo di far giudicare i cittadini colombiani da paesi stranieri. Il comunicato degli Estradabili minaccerà di colpire tutti i giudici, i politici ed i giornalisti sostenitori dell’estradizione dei cittadini colombiani verso paesi stranieri. Secondo alcuni sicari reduci, Escobar arriverà ad attentare più volte alla vita del Presidente Belisario Betancur, organizzando attentati esplosivi a cui il leader conservatore scamperà per puro caso, cambiando tragitto o per problemi di innesco, mentre sua figlia scamperà fortunosamente ad un tentativo di sequestro. Stando alle testimonianze di uno dei killer di fiducia di Escobar, il leader del Cartello di Medellin teneva sempre con se un’agendina tascabile in cui era solito scrivere i nomi degli obiettivi da assassinare con in allegata la somma da corrispondere ai sicari a cui affidava questi incarichi criminali. Stando alle rivelazioni del killer, quando il sicario a cui commissionava l’omicidio falliva, Escobar provvedeva ad innalzare la taglia, suscitando una macabra competizione tra sicari interessati ad aggiudicarsela per diventare più ricchi e acquisire maggior peso nel cartello. Il killer in questione sostiene che Betancur sia stato uno dei pochi a scampare all’agenda della morte di Escobar. Risultato che. addirittura, secondo Juan Pablo Escobar, aveva contrariato molto suo padre, al punto da indurlo a pianificare il sequestro del presidente conservatore una volta scaduto il suo mandato, commissionando l’allestimento di un covo nella giungla colombiana dove consumare lentamente la vendetta contro quello che considerava il suo più grande traditore.

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( Il presidente colombiano conservatore Belisario Betancur )

Mentre la situazione in Colombia incominciava a riscaldarsi, nel febbraio del 1985, il sequestro e l’assassinio dell’agente della DEA Enrique Camarena intensificherà la pressione politico-mediatica sul Cartello di Guadalajara, facendo saltare gli equilibri che garantivano l’impunità dei boss messicani. Assassinio che verrà seguito dagli arresti di due boss del calibro di Rafael Caro Quintero e Ernesto Fonseca Carillo, catturati a stretto giro l’uno dall’altro nei primi giorni di aprile. Arresti che se considerati con quelli dei narcos colombiani Ochoa e Rodriguez paleseranno tutta la debolezza che in quel frangente rischiava di far implodere l’intera rete del narcotraffico sudamericano. Pressione a cui gli Estradabili risponderanno iniziando la loro escalation terroristica che, sempre nel mese di aprile, porterà all’assassinio del magistrato Alvaro Medina, ucciso davanti casa da sicari in moto dopo aver rigettato i tentativi di corruzione avanzati dagli avvocati dei boss del Cartello di Medellin. Sempre ad aprile gli inquirenti colombiani riusciranno ad arrestare Juan Matta Ballesteros, il narco-broker honduregno che, tuttavia, riuscirà a “riguadagnarsi” la libertà nel marzo dell’anno successivo, secondo alcune fonti, pagando una tangente da 2 milioni di dollari. Proprio durante la sua detenzione di Matta-Ballesteros, sua moglie verrà truffata da Rodolfo Ospina Baraye, il nipote dell’ex-presidente Mariano Ospina, che riuscirà a farsi molte delle sue proprietà a prezzo stracciato, offrendole la possibilità di liquidarle per evitare l’imminente sequestro. Questione che, una volta scarcerato, il narcotrafficante honduregno ridiscuterà con Ospina in modo alquanto animato, rischiando di innescare una faida.

L’ASSE NARCO-GUERRIGLIERO

Nel mese di maggio un attentato predisposto dal Movimento di Autodifesa Operaia colpirà un convoglio di militari colombiani, seguito da una rappresaglia paramilitare contro Antonio Navarro Wolff, uno dei leader dell’M-19. Sviluppi che finiranno per affossare la fragile tregua raggiunta nell’agosto del 1984. L’implosione della tregua contrarierà i vertici del M-19, riportando in auge la corrente radicale di Ivan Marino, che non perderà occasione per rimettere sul tavolo il suo piano di assalto al palazzo di giustizia, così da punire il disimpegno del presidente Betancur, costringendolo a ritornare al tavolo negoziale. Con la luce verde dell’establishment del movimento, Marino tornerà ad incontrare Pablo Escobar, stavolta nella sua Hacienda Napoles, dove riprenderanno insieme il discorso inerente il progetto dell’assalto al palazzo di giustizia lasciato in sospesa durante il loro soggiorno nicaraguense. Dal canto suo, Escobar approfitterà del piano dell’M-19 per punire il tradimento di Betancur, finanziando un’iniziativa che avrebbe compromesso seriamente la credibilità e la popolarità della sua amministrazione. Escobar, inoltre, pensava di sfruttare l’operazione per costringere il governo a negoziare l’abrogazione del trattato di estradizione, chiedendo ai guerriglieri di dar fuoco agli archivi giudiziari del palazzo e di uccidere i più importanti magistrati pro-estradizione presenti. L’M-19, infatti, condivideva, come gli Estradabili, l’idea che l’estradizione di cittadini colombiani presso paesi terzi si configurasse come un tradimento della patria. Nello specifico, pare che Escobar abbia finanziato l’iniziativa dell’M-19 con 2 milioni di dollari, permettendo all’organizzazione di di sfruttare l’aeroporto della sua Hacienda Napoles per importare le armi necessarie all’assalto. In quel periodo, Marino vivrà a Medellin sotto la protezione della rete di sicurezza di Escobar. Tra l’altro, pare che Marino abbia suggellato l’alleanza con Escobar regalandogli la spada di Simon Bolivar che l’M-19 aveva rubato nel 1974. Alcuni sicari del Cartello di Medellin sostengono che altri importanti membri dell’M-19 fossero in contatto con Escobar, tra cui il futuro presidente Gustavo Petro, che alcuni reduci del cartello sostengono, senza fornire prove, di avere persino avvistato nell’ufficio del narcotrafficante.

Leader M19 Carlos Pizarro guerriglia Colombia
( Il leader guerrigliero dell’M19 Carlos Pizarro )

Qualche tempo dopo, Pablo Escobar riceverà anche Carlos Pizarro, invitato in una riunione a cui prenderanno parte i principali leader del Cartello di Medellin: da Albeiro Areiza a Fernando Galeano, passando per i fratelli Fidel e Carlos Castaño che, sebbene nemici giurati della guerriglia, presenzieranno al vertice a cui Escobar non inviterà Josè Rodriguez, temendo che potesse perdere le staffe, uccidendo Pizarro in uno dei suoi slanci di furore anti-guerrigliero. Secondo Carlos Castaño, nel corso del vertice narco-guerrigliero, Escobar avrebbe chiesto a Pizarro collaborazione per distruggere documenti sensibili archiviati dentro il palazzo di giustizia. Piano a cui Fidel Castaño coopererà attivamente, mettendo a disposizione armi necessarie all’operazione, sorprendendo lo stesso Pizarro che, secondo Carlos Castaño, era visibilmente a disagio per la loro presenza nella riunione, tanto che ad un certo punto Escobar concluderà il vertice, mettendo da parte i soci per continuare a discutere a tu per tu con il leader del M-19. Sempre secondo Castaño, il vertice si sarebbe concluso con la richiesta da parte di Pizarro di un milione di dollari per l’assassinio del presidente della Corte Suprema Alfonso Reyes e di un altro milione per la distruzione dell’archivio giudiziario, che l’avvocato di Escobar, Guido Parra avrebbe aiutato a localizzare, fornendo loro una mappa dell’edificio. Castaño aggiunge che Pizarro avesse anche avanzato la prospettiva di una futura collaborazione con l’Union Patriotica, l’altro partito guerrigliero colombiano, per l’abrogazione del trattato di estradizione verso gli Stati Uniti, ma che Escobar lo abbia contraddetto, sostenendo che il partito fosse nato morto, e che non avrebbe avuto la forza politica necessaria per concretizzare una simile iniziativa.

I PENTITI AMERICANI DEL CARTELLO MEDELLIN

Mentre l’organizzazione dell’assalto al palazzo di giustizia progrediva, negli Stati Uniti verrà arrestato Max Mermelstein, il faccendiere finanziario del Cartello di Medellin negli states, dove gli inquirenti avevano iniziato ad indagare sul suo conto a margine dell’inchiesta della DEA che porterà all’arresto del noto costruttore automobilistico John De Lorean (assolto nel 1984), il creatore dell’iconica automobile del popolarissimo film “Ritorno al futuro”. Mermelstein verrà arrestato per caso dalla polizia nel 1985 per aver violato il semaforo rosso a bordo della sua Jaguar, al cui interno verranno rinvenute una pistola e 20.000 $ in contanti. Arresto che Mermelstein accetterà di buon grado, dando agli agenti l’impressione di chi se lo aspettava. L’arresto confermerà i sospetti della DEA, che nel corso di una perquisizione della sua abitazione troverà centinaia di migliaia di dollari occultati all’interno di numerosi mobili, compreso il materasso. Dinnanzi alla prospettiva di una lunga pena detentiva, Mermelstein deciderà di collaborare con la DEA, che cederà alle sue eccentriche richieste, garantendogli un programma di protezione alquanto privilegiato, in cambio di informazioni decisive per l’identificazione dei principali leader del Cartello di Medellin. Pare che Mermelstein abbia ottenuto 250.000 $ di premio per la sua collaborazione, e che la DEA abbia speso più di 400.000 $ per mantenere il suo lussuoso stile di vita. Grazie alle informazioni di Mermelstein, nel settembre del 1986, la DEA riuscirà ad arrestare Giovanni Riccobono, altrimenti noto come Jon Pernell Roberts. All’arresto riuscirà, invece, a sfuggire rocambolescamente Mickey Munday che, sebbene accerchiato dalla DEA davanti ad uno dei suoi aerei privati con a bordo un carico appena arrivato, aprendo il serbatoio del carburante, minacciando di incendiarlo con la sua pistola, riuscirà a far desistere gli agenti dall’inseguirlo, dileguandosi tra le paludi della Florida, dandosi alla macchia per qualche anno.

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( Il faccendiere americano del Cartello di Medellin Max Mermelstein )

Secondo il figlio di Escobar, la notizia della collaborazione di Mermelstein allerterà la cupola del Cartello di Medellin al punto da indurla a riunirsi precipitosamente in casa di Gerardo “Kiko” Moncada per discutere il problema, concordando sulla necessità di ucciderlo. Propositi che verranno estesi anche contro Barry Seal, su esortazione di Jorge Ochoa, che in una lettera chiederà a Escobar di eliminarlo, così da smantellare le accuse stavano legittimando la richiesta di estradizione dalla Spagna agli Stati Uniti. L’impegno di Escobar per liberare il suo vecchio socio progredirà nonostante la contrapposizione con il marito di sua sorella Martha Ochoa, che verrà assassinato, a quanto pare, con il bene stare del clan Ochoa, perché si sarebbe rifiutato di partecipare al finanziamento dell’organizzazione degli Estradabili, anche se successivamente Jorge si giustificherà, sostenendo che la sua famiglia non avrebbe in ogni caso potuto opporsi ad Escobar. Ad ogni modo, il Cartello di Medellin commissionerà l’assassinio di Barry Seal al loro referente americano Rafael Cardona, a cui invieranno una videocassetta con le indicazioni sul da farsi. Seal che scamperà ad un primo agguato, sabotato dalle informazioni di Max Mermelstein, finirà per cadere sotto i colpi di un commando che lo assassinerà nel febbraio del 1986, nei pressi del parcheggio adiacente la base militare in cui rientrava la notte. Agguato che contraddirà la convinzione che i narcos colombiani non avrebbero osato vendicarsi contro un cittadino americano all’interno del territorio degli Stati Uniti. Sviluppi che poco dopo costringeranno Cardona ad abbandonare precipitosamente gli states, per scampare ad un sempre più probabile arresto.

L’ASSALTO AL PALAZZO DI GIUSTIZIA

Nel luglio del 1985, le autorità colombiane scongeleranno la licenza alla compagnia aerea controllata fittiziamente da prestanome del Clan Ochoa. Sviluppo che pur alleggerendo la situazione del cartello, non gli impedirà di riprendere l’escalation criminale anche in patria, commissionando ai sicari della banda dei Los Priscos l’assassinio del giudice Tulio Castro, che indagava sull’assassinio del Ministro Lara. Nel mese di agosto, sarà invece il leader guerrigliero Ivan Marino a cadere sotto i colpi della polizia che lo localizzerà all’interno di una casa riconducibile a Gilberto Rodriguez, dando adito a speculazioni circa il coinvolgimento del Cartello di Cali nel progetto sovversivo che l’M-19 stava pianificando insieme al Cartello di Medellin contro il Palazzo giustizia, e da cui avrebbero potuto sfilarsi, aiutando le autorità ad individuare Marino. Dinamica, quella della “collaborazione istituzionale”, che la cupola del Cartello di Cali privilegerà ogni volta in cui ne aveva la possibilità, distinguendosi dai ben più feroci e imprevedibili “colleghi” del Cartello di Medellin, di cui non gradivano le iniziative unilaterali come quelle dell’assassinio del Ministro Lara.

L’assassinio di Marino non farà saltare i piani dell’assalto al palazzo di giustizia, anche se rammaricherà molto Escobar, che lo considerava un amico e un guerriero di valore. Assassinio a cui, nel mese di ottobre, l’M-19 risponderà attentando alla vita del generale Rafael Samudio che, dopo essere scampato all’agguato, verrà nominato Ministro per la difesa nazionale del successivo governo del presidente Barco. Ad ogni modo, malgrado l’assassinio di Marino, il piano dell’assalto al palazzo di giustizia si realizzerà comunque il 6 novembre del 1985, per mezzo di un commando composto da 35 guerriglieri armati di armi leggere. La crisi del palazzo di giustizia si prolungherà per molte ore, in cui i guerriglieri proveranno a negoziare con il presidente Betancur che, tuttavia, rigetterà ogni tentativo di contatto diretto, finendo per ordinare alle forze armate, capitanate dal generale Rafael Samudio, la riconquista del palazzo nell’alba del giorno dopo, inducendo i guerriglieri a dare fuoco agli archivi e ad assassinare alcuni importanti giudici. Decisione che il leader neo-liberale Luis Carlos Galan condividerà, pur auspicando un approccio moderato da parte delle forze di sicurezza dispiegate dal presidente. L’assalto al palazzo di giustizia provocherà l’assassinio dei migliori giuristi colombiani, molti dei quali risoluti sostenitori dell’implementazione del trattato di estradizione. Mattanza da cui riuscirà a scampare rocambolescamente il Ministro della giustizia Enrique Low Murtra, succeduto a Rodrigo Lara. La strage del palazzo di giustizia non sgretolerà solo popolarità del presidente Betancur, ma degraderà soprattutto il potere giudiziario colombiano, che da lì in avanti diverrà sempre più politicizzato dal governo. Successivamente a questi eventi, un gruppo di guerriglieri delle FARC, riconducibili al Fronte Ricardo Franco effettuerà una serie di raid contri una serie di obiettivi guerriglieri sospettati di collaborare con l’intelligence americana, favorendo la localizzazione di Ivan Marino alle autorità colombiane. Più avanti, nel gennaio del 1986, un informatore della polizia allerterà il colonnello Jaime Ramirez del proposito di Escobar di commissionare il suo assassinio al Fronte Ricardo Franco. Sempre in questo periodo, la Colombia verrà scossa dall’improvvisa eruzione del Nevado del Ruiz, località ben conosciuta da Escobar, che farà pervenire alla popolazione locale beni di prima necessità, trasportati da alcuni dei suoi elicotteri.

Assalto Palazzo giustizia Colombia M19
( L’Assalto al Palazzo di giustizia colombiano )

CONCLUSIONI

La manovra mediatica con cui l’establishment riuscirà ad espellere Escobar dalla sfera politica palese lo contrarierà molto, al punto da monitorare le utenze telefoniche del Ministro Rodrigo Lara, da cui, evidentemente, si aspettava ulteriori iniziative. Monitoraggio rilevato prontamente dal colonnello Ramirez. La cooperazione tra Lara e Ramirez, infatti, celava un nuovo devastante colpo al Cartello di Medellin, che verrà privato del suo più importante laboratorio di processamento. Raid di cui el-Mexicano era stato informato, ma che, in accordo con i suoi soci, aveva deciso di non ostacolare, ritirando le milizie paramilitari dei fratelli Castaño che lo presidiavano, per impedire eventuali assalti da parte delle FARC. Decisione verosimilmente influenzata dalla strategia di non inimicarsi gli ambienti governativi con cui Josè Rodriguez condivideva risolutamente la lotta contro il fronte guerrigliero. Del resto, da quel momento in avanti, la lotta tra le forze armate colombiane e la guerriglia assumerà una dimensione più cruenta proprio grazie all’apporto delle milizie paramilitari dei fratelli Castaño, che si faranno carico del lavoro sporco di cui i militari non potevano assumersi la responsabilità, senza rischiare di essere incriminati per violazioni dei diritti umani. Ad ogni modo, la distruzione di Tranquilandia, pur gratificando il Ministro Lara, gli farà assumere anche la consapevolezza di aver danneggiato interessi più vasti di quelli riconducibili al solo Escobar, soprattutto alla luce dei rapporti tra i paramilitari del mexicano e le forze armate, senza dimenticare la pista dell’elicottero riconducibile alla famiglia Uribe, rinvenuto nei pressi del laboratorio. Interessi che porranno una taglia sulla testa di Lara, che Escobar raccoglierà senza esitare, disponendone l’assassinio, un po’ per senso di vendetta, un po’ perché probabilmente incoraggiato dai suoi referenti politici ostili alla corrente liberale galanista a cui apparteneva il Ministro della giustizia. Assassinio eccellente operato da sicari altamente addestrati da mercenari israeliani che inaugurerà una stagione di terrore che si protrarrà per circa un decennio.

Successivamente all’assassinio di Lara, la cupola del Cartello di Medellin riparerà agevolmente nel vicino Panama, godendo della copertura di Manuel Noriega, grazie a cui potranno intavolare trattative informali con emissari politici colombiani di primo livello. Trattative che, tuttavia, verranno affossate dalla fuga di notizie che il giornale di proprietà del futuro presidente Juan Manuel Santos non esiterà a pubblicare. Trattativa che avrebbe potuto cambiare il corso della storia colombiana, evitando l’escalation terroristica che sarebbe conseguita successivamente alla decisione del presidente Betancur di applicare il trattato di estradizione con gli Stati Uniti. Sviluppo di cui Washington approfitterà per esigere da Noriega l’arresto del gotha del narcotraffico rifugiatosi a Panama, e che il generale non esiterà a consegnare, sebbene questi riusciranno comunque a sfuggire, abituati com’erano all’inaffidabilità del leader panamense, con cui avevano avuto dei trascorsi burrascosi, che abbiamo avuto modo di accennare nella seconda parte di questo focus. Ma sebbene braccati, i narcos del Cartello di Medellin non faticheranno a trovare nuovi alleati nella regione caraibica, trovandoli nei sandinisti del Nicaragua, con cui verranno messi in contatto dagli ex-nemici guerriglieri dell’M-19, con cui Escobar era riuscito a costruire un rapporto particolare che miscelava interessi a simpatie rivoluzionarie, nonostante la malcelata insoddisfazione dei suoi soci paramilitari. Addirittura, sempre grazie al rapporto particolare creato con l’M-19, il Cartello di Medellin sarebbe riuscito persino a stringere una partnership con la Cuba dei fratelli Castro, anche se sul loro effettivo coinvolgimento non è mai stata evidenziata alcuna prova oggettiva, ma solo accuse provenienti da luogotenenti reduci del cartello che li hanno associati ad ambienti militari cubani che, più avanti, si sono rivelati essere effettivamente collusi con i loro loschi traffici. Dinamiche che avremo modo di trattare nella quarta parte di questo focus sui narcos colombiani.

Tomas Borge Fidel Castro Nicaragua sandinisti Cuba
( Il leader sandinista nicaraguense Tomas Borge insieme a Fidel Castro )

Del resto, è innegabile il ruolo che gli ingenti flussi di denaro occulto mossi dal narcotraffico hanno garantito a livello finanziario la causa rivoluzionaria di molte realtà sudamericane, da quella delle FARC colombiane a quelle dei sandinisti nicaragunesi, passando per Noriega, la Bolivia, l’Honduras e non solo. Dinamiche che si intersecheranno con lo scandalo Iran-Contras, con cui Washington riuscirà a garantire un discreto ma sostanzioso sostegno ai propri proxy impegnati a contrastare i fermenti filo-comunisti sudamericani. Scandalo che, solo indagando sulla figura di Barry Seal, permette di aprire scenari di collusione inediti che coinvolgono personalità eccellenti negli Stati Uniti, dove, vale la pena ricordarlo, circolavano, e continua a circolare, la stragrande maggioranza del flusso di denaro derivante dal narcotraffico, ma che rimanendo all’interno del paese non ha mai destato la stessa preoccupazione dell’ingente flusso di dollari che lasciava il paese verso paesi come la Colombia, senza fare più ritorno. Esigenza, quella di recuperare il controllo di questo flusso finanziario, che ha mobilitato gli sforzi dell’intelligence americana contro i narcos colombiani, probabilmente cresciuti più di quanto necessario alle loro necessità strategiche, lasciando adito a speculazioni che li vogliono in discreta cooperazione. Speculazioni recentemente evidenziate dal figlio di Pablo Escobar, Juan Pablo, secondo cui tra i narcos colombiani e la DEA esistesse un certo grado di cooperazione informale che ad un certo punto è venuto meno. Dimensione grigia che è possibile rilevare ripercorrendo la carriera di Barry Seal, la cui carriera si è spesa a cavallo tra queste due realtà apparentemente antitetiche. Legami americani che il faccendiere Max Mermelstein avrà cura di non approfondire, concentrandosi in particolar modo sui suoi referenti colombiani, ottenendo in cambio un trattamento privilegiato, verosimilmente corrisposto più per non parlare di qualcuno, che per parlare di qualcuno. Qualcuno di cui probabilmente Barry Seal non avrebbe avuto remore a tirare in ballo, esponendolo alla vendetta dei sicari inviati dai suoi vecchi datori di lavoro.

Detto questo, la partnership narco-politica che in Colombia permetterà l’organizzazione di iniziative eclatanti come l’assalto del Palazzo di giustizia, da cui l’autorevolezza del governo Betancur uscirà a letteralmente a pezzi, al pari dell’élite giudiziaria del paese, eliminata come gli archivi pieni zeppi di prove documentali contro i narcotrafficanti colombiani. Governo contro cui i narcos del Cartello di Medellin ingaggeranno uno scontro frontale, fondando l’organizzazione degli Estradabili, mobilitata dalla necessità di abrogare il trattato di estradizione che in quel frangente rischiava di vedere Jorge Ochoa, ed il leader del Cartello di Cali Gilberto Rodriguez, consegnati alla giustizia degli Stati Uniti. Rapporto, quello tra i cartelli di Medellin e Cali, che continuerà a mantenersi neutro, sebbene alcune dinamiche con l’assassinio del leader dell’M-19, Ivan Marino all’interno di una casa di proprietà dei fratelli Rodriguez, potrebbe lasciare pensare ad un loro ruolo nel raid della polizia culminato con l’assassinio della mente dell’assalto al palazzo di giustizia che, tuttavia, l’organizzazione riuscirà ad implementare ugualmente. Scenario di cooperazione narco-istituzionale che, come più avanti avremo modo di approfondire, il Cartello di Cali si abituerà a mantenere, sfruttando il suo stile manageriale, contrapposto a quello marcatamente terroristico della loro nemesi di Medellin. L’assalto al palazzo di giustizia riuscirà così a sortire gli effetti sperati dalla coalizione narco-guerrigliera, sgretolando l’autorevolezza dell’odiata amministrazione conservatrice presieduta da Betancur.

In conclusione, anche solo scorrendo le foto dell’articolo, possiamo notare l’anomalo intreccio di contraddizioni che lega la storia criminale dei narcos colombiani con illustri personalità del mondo della politica, dell’economia e dello sport, coinvolti, o anche solo sfiorati, da questa storia. Legami più o meno concreti, che lasciano intravedere una dimensione grigia del potere dietro cui si celano personalità al dir poco illustri, di cui alcune teoricamente antitetiche, mettendo in correlazione Colombia, Messico, Spagna, Cuba, Panama, Nicaragua, USA, rivoluzionari, controrivoluzionari, etica, corruzione, economia, governo, ideali ed interessi doversi tra loro, palesando un groviglio di storie solo apparentemente incoerenti tra loro. Realtà decisamente complessa e multidimensionale in cui nulla è come superficialmente appare, e che ci aiuta a comprendere il nesso tra questo argomento e la dimensione politica che le due parti precedenti di questo focus, con molta probabilità, non sono riusciti bene ad evidenziare. Dinamiche che non mancheranno di sorprendervi anche nella quarta parte di questo focus sui narcos colombiani che, come avrete sicuramente avuto modo di appurare, non è affatto una storia di semplice e spicciola criminalità organizzata.