E SE LA COREA DEL NORD ATTACCA GLI USA?

Dopo aver dedicato 4 articoli alla conoscenza del background storico-politico della Corea ( Corea1; Corea 2; Corea 3; Corea 4 ), e aver analizzato lo sviluppo del programma nucleare e del programma missilistico nordcoreano, riteniamo opportuno approfondire i rischi di un escalation della crisi nordcoreana.

Ultimamente, a causa del suo controverso programma nucleare, la Corea del Nord ha catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, al punto che i mass-media danno quasi per certa una guerra tra questo piccolo enigmatico paese e gli Stati Uniti d’America. Quante volte ci siamo chiesti o sentito chiederci, “E se la Corea del Nord attacca gli USA?”, ebbene, pur ritenendo remota l’ipotesi di una nuova guerra in Corea, proveremo comunque a considerare uno scenario simile, ipotizzandone origine e possibili sviluppi. In particolar modo, in questo articolo proveremo ad ipotizzare ciò che i mass-media danno quasi per scontato, ovvero un’offensiva nordcoreana contro Corea del Sud e USA.

LA LEADERSHIP MILITARE NORDCOREANA

Prima di provare a considerare questo ipotetico scenario, riteniamo essenziale conoscere la consistenza delle Forze armate della Corea del Nord, dal numerosissimo esercito alle meno prestanti forze aeree e navali, passando per le famigerate forze missilistiche strategiche, la vera punta di diamante dell’Armata del Popolo Coreano, come viene ufficialmente definita a nord del 38° parallelo. Innanzitutto, è bene sapere che il comando supremo delle Forze armate nordcoreane risulta essere una delle pertinenze dell’attuale Presidente del Partito dei Lavoratori Coreani (PLC) Kim Jong-Un, accreditato anche del grado di Maresciallo. Nello specifico, l’attuale leader nordcoreano, agisce da comandante supremo delle forze armate in quanto Presidente dell’importantissima Commissione di Difesa Nazionale (oggi Commissione per gli Affari di Stato), una delle istituzioni chiave della Corea del Nord, che, è bene ricordare, risulta tutt’oggi formalmente presieduta da Kim il-Sung, il nonno di Kim Jong-Un, il quale viene invece riconosciuto come Guida Suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Il Presidente della Commissione di Difesa Nazionale, è coadiuvato da 3 Vice-Presidenti, parliamo del Generale Hwang Pyong-So, del Primo Ministro Pak Pong-Ju, e del Vice-Presidente del PLC Choe Ryong-Hae, noto per essere il padre del marito di Kim Yo-Jong, l’influente sorella di Kim Jong-Un. Parallelamente ai vertici, all’interno della Commissione di Difesa Nazionale trovano posto anche altri 6 alti papaveri del PLC e 3 generali dell’esercito, tra cui spicca il Ministro della Difesa Pak Yong-Sik. Le direttive della Commissione di Difesa Nazionale, vengono recepite ed attuate dal Vice-Maresciallo Ri Myong-Su, l’attuale Capo di Stato Maggiore, tra l’altro noto per essere stato uno dei consiglieri più fidati del precedente leader nordcoreano Kim Jong-il. La distribuzione degli incarichi all’interno di questa strategica istituzione militare, ci fornisce una rappresentazione sufficientemente fedele di quelli che sono gli effettivi equilibri di potere all’interno della Corea del Nord.

Commissione difesa nazionale kim jong-un esercito corea del nord
( Composizione della Commissione di Difesa Nazionale )

L’ARMATA DEL POPOLO NORDCOREANO

Sul piano statistico, la Corea del Nord vanta circa 1 milione di militari attivi, a cui si sommano circa 600.000 riservisti, eventualmente pronti a dar man forte alle prime linee dell’esercito, che può essere sicuramente annoverato tra le prime cinque forze armate più numerose al mondo. Le Forze armate nordcoreane svolgono un ruolo centrale nella vita del paese, per effetto dell’ideologia “Songun” (Prima l’Esercito), promossa da Kim Jong-il al fine di promuovere lo sviluppo di una società militarizzata, strutturata attorno al primato dell’esercito, le cui esigenze risultano imperative rispetto a qualsiasi altra esigenza socio-politica. Non è un caso se attorno alle forze armate ruoti gran parte dell’economica nordcoreana, che per lungo tempo ha goduto di un apparato industriale ben più sviluppato di quello sudcoreano, soprattutto per quanto concerne l’industria pesante, anche se l’endemica carenza energetica ha limitato questo grande potenziale, progressivamente soppiantato dalla prepotente ascesa industriale della Corea del Sud, a partire dagli anni ottanta. Il governo di Pyongyang destina ogni anno all’esercito tra i 6 e i 10 miliardi di dollari, parliamo di circa il 25% del bilancio nazionale, anche se mancano dati certi a tal proposito, un po’ come vale per tutte le altre cifre ipotizzate in questo articolo, data la scarsa disponibilità di informazioni affidabili sulla realtà di questo emblematico paese asiatico.

Corea del Nord esercito
( Esercito Nordcoreano )

L’Esercito Popolare Coreano, al netto della sua considerevole consistenza numerica, può contare solo sulla presenza numerosi mezzi militari tecnologicamente obsoleti, generalmente di origine sovietica, che nel corso degli anni le industrie nazionali si sono impegnate a modernizzare, conseguendo risultati alterni. Ad ogni modo, le forze corazzate nordcoreane contano circa 2.000 carri armati T-55, 800 T-62, più un numero imprecisato di T-72 sovietici, sulla cui base è stata sviluppata la versione autoctona Pokpung, prodotto in massa a partire dagli anni 90, mezzi che attualmente costituiscono la punta di lancia dell’esercito nordcoreano, anche se sulle potenzialità di questo mezzo si sa veramente poco, tuttavia, dalle poche informazioni disponibili non sembra essere all’altezza degli affidabilissimi M1 Abrams americani, né tantomeno dei moderni K1/2 sudcoreani. Le forze armate nordcoreane contano poi su di larghissimo numero di pezzi di artiglieria, dagli obici da 100 Mm a quelli da 170 Mm, a cui si sommano i circa 10.000 mortai e le migliaia di lanciarazzi multipli di vario calibro, in gran parte dislocati all’interno di caverne corazzate occultate tra le montagne prospicienti la “Linea Demilitarizzata” al confine con la Corea del Sud, da dove possono colpire agevolmente, senza alcun preavviso la capitale Seul, popolata da circa 25 milioni di persone, circa la metà della popolazione totale sudcoreana. Parallelamente all’artiglieria più o meno corazzata, i nordcoreani contano su più di 7.000 mezzi corazzati adibiti al trasporto truppa, a cui si aggiungono altre centinaia di camion e fuoristrada. Nelle disponibilità dell’esercito nordcoreano, ci sono svariati tipi di armi anticarro di origine sino-sovietica, da cui sono state derivate alcune versioni locali.

LE MILIZIE POPOLARI E LE FORZE SPECIALI NORDCOREANE

A supporto delle dell’esercito regolare, si registra la presenza delle “Guardie Rosse Contadine”, un corpo paramilitare accreditato di circa 6 milioni di miliziani, addestrati all’uso di armi leggere, e preparati ad imbastire nuclei di resistenza decentrata a livello locale. Parallelamente a queste numerosissime milizie popolari, troviamo poi la punta di diamante delle forze armate, parliamo delle Forze Speciali, composte da militari d’élite, addestrati su altissimi standard d’eccellenza, un po’ come i più famosi Navy Seals americani. Queste forze speciali sono in grado di operare agevolmente persino dietro le linee nemiche, avvalendosi di una vastissima rete di tunnel sotterranei che dal territorio nordcoreano si articolano per chilometri all’interno della parte settentrionale della Corea del Sud, esponendola alle rapidissime incursioni i queste piccole, ma insidiosissime, squadre di sabotatori, potenzialmente in grado di piazzare armi di distruzione di massa all’interno del territorio nemico.

corea del nord forze speciali
( Forze speciali con zaini armati con armi di distruzione di massa )

LE DIFESE AEREE NORDCOREANE:

L’Aeronautica militare nordcoreana, forse più delle altre componenti delle forze Armate della Corea del Nord, si ritrova a versare in un profondo stato di obsolescenza, essendo composta prevalentemente da vecchi Mig sovietici, a cui si somma qualche velivolo di produzione cinese. Nello specifico, la difesa dello spazio aereo nordcoreano è affidata a circa trecento vecchi caccia turbogetto cinesi J-5, J-6 e J-7, integrati da qualche esemplare di Mig-21 e da una cinquantina di Mig-23, supportati da 35 moderni Mig-29, caccia multiruolo che, a ragion veduta, costituiscono la punta di diamante dell’aviazione nordcoreana, a cui sembra sia stata affidata la protezione della capitale Pyongyang. Anche per il dispositivo aereo predisposto all’attacco al suolo la situazione è pressoché la stessa, mansione affidata ai predetti Mig-23 e 29, a cui si sommano i circa 80 Ilyushin-28, bombardieri a medio raggio di origine sovietica, probabilmente appartenenti alla catena di produzione cinese H-5.

Infine, tra le fila dell’aviazione militare nordcoreana, troviamo alcuni elicotteri Mil-24 sovietici, vere e proprie cannoniere volanti. Ad ogni modo, l’intera componente aerea è distribuita tra le 8 basi aeree dislocate all’interno del territorio nordcoreano. Va segnalata inoltre la presenza di alcune piste aeree parzialmente occultate all’interno di montagne, da dove potrebbero partire aerei militari, senza che i satelliti stranieri possano captarne o prevederne l’attività. La difesa aerea nordcoreana oltra all’Aeronautica, conta anche su di una datata contraerea, composta da alcune centinaia di pezzi di artiglieria semovente, integrata da alcuni vetusti sistemi di missilistici antiaerei di origine sovietica come gli S-75, gli S-125 e gli S-200, a cui si aggiungono alcune migliaia di SAM spalleggiabili Strela. Recentemente, sembra che i nordcoreani abbiano sviluppato un sistema anti-aereo simile al sistema S-300, ci riferiamo al sistema KN-06, sulle cui prestazioni reali si hanno poche informazioni, si parala di un raggio operativo di circa 150 Km, prestazioni notevolmente inferiori al sofisticato sistema anti-aereo russo. In ogni caso, in un eventuale conflitto difficilmente le difese aeree nordcoreane riuscirebbero a resistere alla prevedibile reazione di USA e Corea del Sud, le cui aeronautiche dispongono di mezzi di gran lunga superiori, inoltre la sola marina militare americana potrebbe agevolmente annichilirla predisponendo il lancio di una serie di missili guidati tomahawk, distruggendone il potenziale nel giro di qualche giorno.

Corea del Nord aeronautica Mig-29 kim jong-un
( Kim Jong-Un posa con gli operatori dei Mig-29 )

LA MARINA MILITARE NORDCORENA

La Marina Militare di Pyongyang, è strutturata sostanzialmente in funzione della difesa delle coste nordcoreane, mediante l’ausilio di in numero imprecisato di piccole corvette e mezzi da sbarco, a cui va aggiunta la presenza di alcune piccole fregate. Importante, almeno sulla carta risulta la componente sommergibile, composta da una trentina di sottomarini diesel-elettrici Classe Romeo, anche se con ogni probabilità, solo pochi risultano effettivamente operativi. In conclusione dobbiamo menzionare il sommergibile autoctono Classe Sinpo, un sottomarino diesel-elettrico, capace di trasportare e lanciare 2 missili KN-11 a propellente solido, armabili con armi nucleari, tuttavia anche in questo caso non si conoscono molti particolari, infatti, alla luce delle poche informazioni disponibili, si ritiene che questo sommergibile sia più che altro un prototipo, anche se alcune fonti speculano sull’esistenza di altri 4 esemplari simili, alcuni dei quali in fase avanzata di costruzione.

LE FORZE MISSILISTICHE E I REPARTI DI CYBER WAR

L’ultima componente delle forze armate nordcoreane, è forse la più nota, parliamo della Forza Strategica Missilistica, nella cui disponibilità troviamo un vasto arsenale, composto da missili a corto, medio e lungo raggio, tutti potenzialmente compatibili al trasporto di testate armate con armi di distruzione di massa, sia chimiche che nucleari, missili su cui ci siamo soffermati in un nostro precedente articolo.
Parallelamente a queste forze convenzionali, la Corea del  Nord vanta anche un insidiosissimo reparto di “Cyber Warfare”, composto da abilissimi Hacker capaci di dar filo da torcere ai propri colleghi occidentali, addirittura c’è chi specula sull’esistenza di armi elettromagnetiche, teoricamente in grado di danneggiare seriamente i sofisticatissimi sistemi di telecomunicazioni, da cui dipendono sempre di più gli apparati militari dei loro potenti nemici. In conclusione, riteniamo opportuno non sottovalutare l’alto grado di addestramento delle forze armate nordcoreane, infatti, nonostante questo esercito non sia stato coinvolto direttamente in conflitti recenti, vanta un’esperienza militare largamente riconosciuta nel mondo, soprattutto in Medioriente dove molti consulenti militari sono stati ingaggiati a sostegno delle iniziative militari arabe, da quelle inerenti il conflitto arabo-israeliano alla recente campagna militare in Siria, uno degli storici partner militari della Corea del Nord.

L’OFFENSIVA NORDCOREANA

Dopo aver illustrato la struttura organizzativa e le risorse delle Forze Armate Nordcoreana, adesso passiamo ad analizzare lo scenario tanto paventato dai mass-media, che vogliono la Corea del Nord in preda all’irrazionale desiderio di attaccare i suoi antagonisti internazionali, sicché proviamo a considerare come si svilupperebbe un ipotetica offensiva nordcoreana, cercando di capire razionalmente quali potrebbero essere gli obiettivi effettivamente perseguibili dal governo di Pyongyang, guidato da Kim Jong-Un. La Corea del Nord, come è noto, brama da mezzo secolo la reintegrazione della penisola coreana, obiettivo storicamente ostacolato dal contingente militare americano dislocato in Corea del Sud dalla fine della seconda guerra mondiale, quando iniziò l’occupazione della parte meridionale della penisola coreana. Pertanto, una possibile offensiva nordcoreana punterebbe verosimilmente alla riconquista della Corea del Sud, liberandola da quella che resta percepita come una decennale occupazione militare straniera, che gli USA hanno progressivamente legittimato cooptando la classe dirigente sudcoreana, affrancatesi solo da qualche decennio dalle restrittive giunte militari che si sono susseguite dalla fine della guerra di Corea.

Seoul corea del sud artiglieria nordcoreana
( Seul, la popolosa capitale sudcoreana minacciata dall’artiglieria nordcoreana )

La Corea del Nord non possiede il potenziale per invadere un paese dotato di moderne forze armate e per giunta presidiato da un nutrito contingente militare americano, sicché un’iniziativa del genere dovrebbe essere necessariamente ben congegnata, ricercando i punti deboli nemici, possibilmente spiazzandone le deboli difese, soprattutto nei pressi di Seul, la capitale sudcoreana, dislocata sfavorevolmente nei pressi della linea di confine demilitarizzata della Corea del Nord. La vicinanza di Seul al confine, pone una spada di Damocle sulla catena di comando sudcoreana, soprattutto nel caso di un attacco a sorpresa, seguito da un’invasione di massa nordcoreana, a cui difficilmente le comunque solide difese sudcoreane potrebbero resistere. Durante le prime ore del conflitto, il fuoco di sbarramento della poderosa artiglieria nordcoreana strategicamente dislocata a ridosso della linea di confine demilitarizzata, spianerebbe l’avanzata dell’esercito di Pyongyang, riducendo in macerie Seul, geograficamente esposta sul fronte di guerra, tanto che molti analisti stimano più di 40.000 vittime civili, solo nelle prime ore di conflitto, cifra destinata inevitabilmente a crescere in caso di uso di armi di distruzione di massa di tipo chimico, i cui effetti devastanti si dissipano nel giro di poco tempo, permettendo all’esercito nordcoreano di conquistare la capitale sudcoreana, tra l’altro, l’uso di armi nucleari all’interno della penisola coreana va pertanto esclusa, poiché gli effetti dell’esplosione impedirebbero qualsiasi avanzata, senza considerare il riverbero degli effetti post-nucleari all’interno della stessa Corea del Nord.

corea del nord artiglieria
( Potenziale di fuoco dell’artiglieri nordcoreana in esercitazione )

L’esercito sudcoreano per quanto moderno, risulta numericamente inferiore al numerosissimo esercito nordcoreano, ed i circa 40.000 soldati americani dislocati in gran parte a ridosso della linea demilitarizzata, difficilmente potrebbero reggere l’urto di un massiccio attacco a sorpresa delle forze armate nordcoreane, il che lascia pensare ad una loro rapida avanzata nelle prime ore successive all’attacco, un po’ come avvenuto nelle prime fasi della guerra di Corea del 1950, quando le difese americane vennero sbaragliate e costrette a ripiegare repentinamente verso le coste meridionali sudcoreane. Va considerato, che un eventuale avanzata nordcoreana verrebbe sicuramente agevolata logisticamente dalla modernissima rete autostradale sudcoreana, senza contare la conformazione morfologica pianeggiante del terreno, elementi questi, che potrebbero colmare le lacune logistiche che hanno compromesso l’efficacia dell’offensiva nordcoreana del 1950, quando le difficoltà logistiche limitarono considerevolmente i rifornimenti alle prime linee, evitando agli americani di essere ricacciati in mare, permettendogli di arroccarsi nei pressi della città costiera di Busan, da dove riuscirono a lanciare una controffensiva, arrestata solo dal provvidenziale intervento cinese.

Altro elemento da non sottovalutare, è la spiccata capacità d’infiltrazione delle forze speciali nordcoreane, che attraverso una vasta rete di cunicoli sotterranei, potrebbero spiazzare le difese sudcoreane, agendo dietro le linee nemiche, da dove i piccoli nuclei do assalto potrebbero predisporre azioni asimmetriche finalizzate a sabotare l’ordine interno, facendo esplodere ordigni convenzionali presso obiettivi strategici sensibili e ordigni chimici all’interno di aree densamente popolate, disarticolando la catena di comando sudcoreana, e obbligando l’esercito a sottrarre risorse alle prime linee, dirottandole a sostegno dei teatri di crisi civili. Persino l’obsoleta aeronautica militare nordcoreana potrebbe risultare determinante se impiegata a sorpresa, infatti in un ipotetico attacco a sorpresa, i vetusti jet di Pyongyang potrebbero essere i primi mezzi a colpire obiettivi sudcoreani, essendo in larga parte dislocati presso basi relativamente prossime al confine, il che lascerebbe poco margine di reazione all’avanzatissima contraerea sudcoreana, esponendo il paese ad obiettivi potenzialmente devastanti, soprattutto se colpiti con armi di distruzione di massa.

I MISSILI COME MOLTIPLICATORE DEL POTENZIALE MILITARE

Successivamente all’offensiva nordcoreana, le forze armate sudcoreane e americane si ritroverebbero verosimilmente costrette a ripiegare verso sud, abbandonando Seul al proprio destino, obbligando il governo a lasciare la capitale, che potrebbe addirittura essere semplicemente assediata, agevolando lo sbarco dei mezzi anfibi sulle coste orientali della Corea del Sud, permettendo al resto della fanteria nordcoreana di lanciarsi verso la costa meridionale sudcoreana, prima che le forze americane possano consolidare le proprie posizioni, ricevendo rinforzi essenziali ad imbastire qualsiasi controffensiva. I giorni successivi all’offensiva risulterebbero essenziali, perché qualora le forze armate nordcoreane non riuscissero ad aprirsi la strada verso Busan, la situazione potrebbe rapidamente capovolgersi come nel 1950, consentendo alle forze americane di organizzare una controffensiva, risalendo agevolmente la penisola coreana, avvalendosi della propria superiorità aerea.

Tuttavia, proprio questa eventualità, potrebbe indurre Kim Jong-Un ad autorizzare una serie di strike missilistici preventivi, sincronizzati con le prime fasi dell’offensiva, indirizzandoli innanzitutto contro gli obiettivi militari strategici presenti in Corea del Sud, avvalendosi dei missili a corto raggio Hwasong 5 e 6 (range di 300/500 Km) e Hwasong-11 (range di 120/220), armandoli con testate convenzionali esplosive e chimiche, impiegando i più precisi missili cruise Kumsong-3 contro gli obiettivi strategici più circoscritti. Per gli obiettivi a medio-lunga distanza, come la base militare americana di Okinawa in Giappone, verrebbero utilizzati i missili a raggio medio Hwasong-10 (3/4.000 Km), lasciando ai più performanti Hwasong-12 (4/6.000 Km) il compito di colpire la più distante base americana di Guam, in questo caso missili potrebbero essere verosimilmente armati con armi nucleari, consentendo il decapitamento del potenziale strategico regionale statunitense. In particolar modo, la perdita di Guam priverebbe gli USA di molti dei propri bombardieri strategici solitamente stazionanti in loco, dai capacissimi B-52, ai supersonici B1-B fino a preziosissimi B-2 stealth.

Corea del nord missile
( Missile nordcoreano )

Parallelamente a questi obiettivi, i nordcoreani potrebbero persino azzardare alcuni attacchi contro le basi militari americane nelle Hawaii e in Alaska, adoperando gli Hwasong-14 (range di 7/10.000 Km), tuttavia un’iniziativa del genere sarebbe da scartare, giacché un attacco nucleare diretto all’interno del territorio continentale statunitense, gli esporrebbe ad una sicura, quanto fatale, rappresaglia nucleare. Pertanto, il ricorso alle armi nucleari da parte della Corea del Nord non è affatto scontato, infatti, i vertici militari nordcoreani potrebbero limitarsi a colpire esclusivamente gli obiettivi militari regionali, avvalendosi di sole armi a testata esplosiva convenzionale, lasciando agli Stati Uniti la responsabilità di innescare un escalation nucleare a ridosso di Cina e Russia, con tutte le incognite del caso. Infatti il controverso sistema antimissile americano THAAD dislocato in Corea del Sud, sulla cui efficacia rimangono numerosi dubbi, è ritenuto dal Pentagono potenzialmente in grado di neutralizzare qualsiasi missile nordcoreano intercettandolo nella fase di accelerazione successiva al lancio, tuttavia una manovra del genere finirebbe per distruggere uno o più vettori armati di testata nucleare all’interno dello spazio aereo russo, con il serio rischio di far detonare l’ordigno all’interno della Federazione Russa, ipotesi che potrebbe innescare conseguenze imprevedibili, comprese possibili rappresaglie.

Ad ogni modo, alla luce di queste premesse strategiche, il danneggiamento delle basi americane asiatiche, ridurrebbe sensibilmente le capacità degli Stati Uniti di organizzare rapidamente un’efficace controffensiva, regalando tempo prezioso ai nordcoreani che potrebbero approfittarne per conquistare tutto il resto della Corea del Sud. In ogni caso, nonostante l’endemica carenza di risorse energetiche, si stima che l’esercito nordcoreano possieda riserve strategiche di carburante, che gli consentirebbero di far fronte ad una campagna militare per un periodo compreso tra i 100 e i 500 giorni, periodo più che sufficiente a consolidare un eventuale occupazione della Corea del Sud, ipotesi che se concretizzata in meno di 30 giorni, potrebbe essere definitivamente archiviata, consentendo alle forze armate di Pyongyang di reggere anche ad una serie di raid, predisposti dalla marina militare americana dislocata nella regione, che comunque senza l’appoggio delle loro basi sono destinate a ritirarsi, non potendo contare nell’immediato sostegno di altri alleati regionali, all’infuori del Giappone, una delle incognite principali di quest’ipotetico scenario, su cui vale la pena fare una riflessione particolare.

Base usa guam bombardieri corea del nord
( Base USA di Guam )

IL RUOLO DEL GIAPPONE

Il Giappone, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, risulta vincolato da una costituzione pacifista che gli impedisce di intraprendere iniziative militari offensive, elemento che potrebbe indurre Tokyo a restarsene fuori dalla contesa contro un nemico, come la Corea del Nord, che nutre un odio atavico nei loro confronti, talmente forte da renderli l’obiettivi privilegiato di un possibile strike nucleare. Tuttavia la costituzione giapponese non ha impedito al parlamento di Tokyo di ratificare un accordo di cooperazione militare che consente di fornire supporto logistico alle forze armate americane in caso di conflitto con la Corea del Nord, il che ha contribuito ad identificare ulteriormente il Giappone come un paese complice delle iniziative regionali degli Stati Uniti. Recentemente, il Giappone sotto l’impulso del Premier Shinzo Abe sta tentando di rimuovere questi vincoli costituzionali, permettendo al suo paese di svolgere una politica estera più aggressiva, che la Cina considera come il preludio ad una corsa al riarmo nella regione.

Ad ogni modo, il coinvolgimento di Tokyo a supporto degli USA, esporrebbe inevitabilmente il Giappone ad una sicura rappresaglia nordcoreana, a mezzo di numerosissimi missili Hwasong a medio raggio, che al contrario di quelli indirizzati contro gli Stati Uniti, verrebbero, con ogni probabilità, armati con testate nucleari. Per tanto, oggi il Giappone rischia di essere la vittima designata di Pyongyang, diventando paradossalmente ancora una volta vittima di uno o più strike nucleari, che annichilirebbero il paese e la sua ricchissima economia, innescando indirettamente una serie di default finanziari a catena su scala globale, scenario ben ponderato da Kim Jong-Un, che infatti, facendo leva su questa prospettiva, tiene praticamente in scacco geopolitico non solo tutti i suoi avversari regionali, ma anche quelli esterni allo scacchiere asiatico.

IL RUOLO DELLA CINA

Certamente un’escalation di questo genere, per quanto rischiosa, favorirebbe inevitabilmente la Cina, che senza muovere un dito si vedrebbe privata della concorrenza economica e geopolitica di due antagonisti regionali del calibro di Giappone e Corea del Sud, senza contare il ridimensionamento strategico statunitense nella regione asiatica. Pertanto, è molto probabile che dietro un’ipotetica iniziativa militare nordcoreana si celi il sostegno occulto di Pechino, e probabilmente anche quello di Mosca, che ad un certo punto potrebbero farsi garanti di una tregua, da capitalizzare sul tavolo negoziale con gli Stati Uniti, specialmente nel caso di un’escalation limitata al contesto asiatico. Tuttavia, nel caso in cui l’offensiva nordcoreana faticasse a proiettarsi rapidamente verso il versante meridionale della penisola coreana, l’inevitabile controffensiva americana non tarderebbe a presentarsi alle porte di Pyongyang, pur facendosi strada all’interno dell’insidiosissimo e tortuoso territorio nordcoreano, presidiato dalla nutrita schiera di miliziani fanatici fedeli a Kim Jong-Un, da cui è più che lecito aspettarsi una tenace resistenza, sicuramente non inferiore a quella dimostrata dai Vietcong nel corso della guerra del Vietnam.

Ad ogni modo, un eventuale collasso repentino delle difese nordcoreane, innescherebbe verosimilmente l’intervento della Cina, non tanto a protezione del governo di Pyongyang, quanto a tutela dei suoi interessi strategici, che assolutamente non includono l’insediamento di forze armate americane in Corea del Nord, dinnanzi ai propri confini. Pertanto, un ipotetico intervento cinese si realizzerebbe inevitabilmente nel caso in cui il confine nordcoreano rischiasse di essere oltrepassato da truppe americane, tuttavia difficilmente Pechino si si lancerebbe a capofitto in una guerra contro gli Stati Uniti, in quanto potrebbero semplicemente limitarsi a dissuaderli politicamente dal conquistare Pyongyang, garantendo un drastico cambio di regime, rimpiazzando Kim Jong-Un con uno dei propri referenti di fiducia presenti tra le fila del Partito Comunista Coreano, come ad esempio l’attuale Premier Pak Pong-Ju, scaricando ogni responsabilità sul “giovane e impulsivo leader nordcoreano”. Tale ipotesi potrebbe fornire agli USA una via d’uscita relativamente comoda dal conflitto, tuttavia, nel caso in cui Washington non ritenesse congrua questa soluzione della crisi, potrebbero aprirsi scenari alquanto torbidi, come una possibile escalation militare, e probabilmente nucleare, tra cinesi e americani, dalle conseguenze catastrofiche.

CONCLUSIONI

Come abbiamo premesso all’inizio di questo nostro articolo, un attacco nordcoreano alla Corea del Sud o addirittura agli Stati Uniti d’America è da ritenersi uno scenario altamente improbabile, prima di tutto perché l’esercito nordcoreano, per quanto numeroso, non possiede il potenziale convenzionale necessario a conquistare agevolmente l’intera Corea del Sud, soprattutto la sua costa meridionale, il che renderebbe insensata un’iniziativa di questo tipo, che tra l’altro, esporrebbe la stessa Corea del Nord alla prevedibile rappresaglia americana, minacciando seriamente la fine del regime egemonizzato dal Partito dei Lavoratori Coreani (PLC). Il regime comunista nordcoreano, come qualsiasi regime politico, ha nella propria sopravvivenza, il proprio interesse fondamentale, pertanto difficilmente Kim Jong-Un si lancerebbe in una simile iniziativa, soprattutto senza la certezza dell’indispensabile supporto cinese, la cui mancanza, è tradizionalmente bastata a riportare a più miti consigli il riottoso establishment di Pyongyang, persino all’indomani della guerra del Vietnam, quando gli Stati Uniti sembravano veramente alle corde. Alla luce di quanto considerato, non occorre nemmeno prendere in considerazione un, teoricamente possibile, attacco nucleare contro il territorio americano, giacché questo, per quanto devastante, non sconfiggerebbe di certo gli Stati Uniti, che potrebbero agevolmente operare una rappresaglia fatale non solo per il regime nordcoreano, ma addirittura per tutta la popolazione della Corea del Nord, pertanto l’arsenale nucleare di Pyongyang, come tutti gli arsenali nucleari, va inteso come un sistema dissuasivo strategico, da spendere a livello politico.

Come sostenuto nei precedenti articoli, è altamente probabile che dietro la crisi nordcoreana stiano operando sotto traccia attori regionali come la Cina, il cui obiettivo potrebbe verosimilmente essere quello di indurre gli americani a smilitarizzare la Corea del Sud, in cambio della denuclearizzazione della Corea del Nord, favorendo le condizioni per la riconciliazione delle due Coree, stanche di alimentare un anacronistico, quanto artificiale dualismo. Nello specifico, la Cina in Corea intende ottenere dagli Stati Uniti ciò che l’URSS non riuscì ad ottenere in Germania, ovvero, una riconciliazione che preveda l’effettiva smilitarizzazione dei due versanti del teatro di crisi, agevolando una risoluzione paritetica della contesa, che permetta alla Corea di riunificarsi, riacquistando la piena indipendenza, concludendo così l’ultimo capitolo della guerra fredda in Asia. La riunificazione delle due Coree favorirebbe inevitabilmente il progressivo dissolvimento del regime comunista al nord, permettendo al PLC di adeguarsi progressivamente alle dinamiche democratiche sudcoreane, o quanto meno di inaugurare un corso riformista, simile a quello predisposto con successo in Vietnam, che pur rimanendo un paese comunista, rimane aperto al libero mercato, per nulla configurabile ad un paese fantoccio della Cina, prospettiva strategica questa, che dovrebbe bastare a rassicurare gli Stati Uniti.

PER SAPERNE DI PIU’:

CONOSCIAMO LA COREA 1

CONOSCIAMO LA COREA 2

CONOSCIAMO LA COREA 3 

CONOSCIAMO LA COREA 4

IL PROGRAMMA NUCLEARE NORDCOREANO

IL PROGRAMMA MISSILISTICO NORDCOREANO

 

3 pensieri riguardo “E SE LA COREA DEL NORD ATTACCA GLI USA?

  • 3 marzo 2018 in 2:05 pm
    Permalink

    Cioè tutta questa pappardella per una cosa di cui dite voi stessi che non succederà mai…?
    E per giungere alla conclusione che anche la NK attacca per prima con le bombe atomiche gli USA non sarebbero sconfitti e potrebbero mettere in atto una rappresaglia.
    Ci voleva l’esperto di geopolitica sennò chi lo avrebbe mai immaginato…

  • 3 marzo 2018 in 2:35 pm
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    Gentile Africus, come richiamato più volte nell’articolo, questo è uno scenario ipotetico, che per quanto giudichiamo remoto, va comunque considerato, anche perché i mass-media danno per scontato tale scenario.
    Il senso della “pappardella”, serve a far capire che un escalation in Corea per iniziativa nordcoreana, non sta in piedi, per i motivi citati nell’articolo, che non si limita a dire chi è più forte di chi, ma prova a spiegare il perché è così, cosa che molti ignorano.
    Ad ogni modo, ci scusiamo per averle fatto perdere tempo, esortandola ad impiegarlo in modo più produttivo, lontano da questo piccolo blog, il web offre molti spazi più idonei ad accogliere gli esperti di geopolitica come lei, questo non è alla sua altezza, punti più in alto, ci ignori e non sprechi il suo intelletto da queste parti.
    Grazie per l’attenzione.

  • 4 marzo 2018 in 2:16 am
    Permalink

    Non prendete subito d’aceto come i pischelli.
    Poi siete dalla parte sbagliata e questo è un merito indipendentemente da certi articoli abbastanza peregrini.
    Se vi seguo è perché ho il sospetto che qualche cosa da dire ce l’abbiate.
    Ma sono solo tre o quattro giorni che vi ho scoperto, magari mi sbaglio…

    Comunque, cosí a naso, credo che nella seconda metà di quest’anno avrete modo di scrivere su avvenimenti molto poco “ipotetici”.

    Dasvidania

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